La battaglia della Selva Arsia (509 a.C.) | Storie di Storia

La battaglia della Selva Arsia (509 a.C.)

Nello scontro armato della Selva Arsia (509 a.C.) si fronteggiarono le truppe romane e quelle etrusche di Tarquinia[1] e Veio[2], comandate dal destituito[3] sovrano romano Tarquinio il Superbo (…-495 a.C.). Il combattimento si svolse in prossimità della Selva Arsia (area soggetta alla giurisdizione romana) e i Romani batterono le milizie nemiche, malgrado l’uccisione di uno dei propri consoli, Lucio Giunio Bruto (545 a.C. più o meno–509 a.C.). Lo scontro armato rappresentò una di diverse azioni militari dirette a conseguire l’obiettivo, da parte di Tarquinio, di riprendersi il trono perduto ed è possibile pure ritenerla parte della guerra, in quel preciso momento in via di svolgimento, fra gli insediamenti abitativi etruschi e Roma.

PRESUPPOSTI

Tarquinio il superbo

Nel 509 a.C. Tarquinio il Superbo era stato deposto[4] e venne istituita la Repubblica Romana con la designazione dei primi consoli[5]. Il monarca cacciato[6][7], Tarquinio il Superbo, provenendo la sua famiglia da Tarquinia in Etruria[8], poté contare sul sostegno degli Etruschi[9] di Tarquinia e Veio[10]. Inoltre, in aggiunta alle proprie origini, rammentò loro le disfatte militari e le sottrazioni di appezzamenti di terra provocate dai Romani.

 

SVOLGIMENTO DELLA BATTAGLIA

Le armate delle due località etrusche vennero guidate da Tarquinio mentre i consoli romani diressero le loro truppe in modo tale da imbattersi quanto prima in quelle avversarie. Publio Valerio capeggiava i fanti e Lucio Giunio i combattenti a cavallo. Nell’esercito etrusco il sovrano era al comando dei fanti mentre suo figlio Arrunte Tarquinio (...–Roma, 509 a.C.) lo era dei soldati a cavallo.

Cavalieri etruschi

I cavalieri si affrontarono per primi, e Arrunte, studiando da notevole distanza i movimenti dei littori[11], individuò tra loro la presenza di un console, che riconobbe essere Bruto, impegnato a guidare i combattenti a cavallo. I due individui, pure cugini, dettero vita a un duello avvincente che portò entrambi alla morte[12].

I fanti scesero in campo in un secondo momento e l'esito dello scontro armato restò incerto per un po’ di tempo. Alla fine l’ala destra delle milizie etrusche e romane ebbe la meglio e le armate di Tarquinia obbligarono i Quiriti a ritirarsi e spinsero le armate di Veio ad arretrare verso i Romani. L’esercito etrusco abbandonò il luogo del combattimento, per cui i Quiriti sostennero di aver sconfitto il nemico[13].

RIPERCUSSIONI

 La notte successiva allo scontro armato, Tito Livio[14] (Patavium, 59 a.C.– Patavium, 17 d.C.) racconta che si udì la voce[15] del Dio Silvano[16], che arrivava dalla Selva Arsia, affermare: «nella battaglia sono caduti più Etruschi, e che i Romani hanno vinto la guerra[17]». Il console Valerio, impadronitosi delle armature (prese come trofeo) dell’avversario battuto, ritornò a Roma per festeggiare la vittoria il I marzo del 509 a.C. il console predispose inoltre, con un notevole esborso di denaro, che la salma di Bruto fosse accompagnata alla sua tomba con una solenne cerimonia. Lo storico patavino dichiara che successivamente, nel medesimo anno, Valerio si scontrò di nuovo con i Veienti. Non si sa se questa battaglia sia da ritenersi la prosecuzione di quella della Selva Arsia o la conseguenza di un nuovo diverbio[18].

BIBLIOGRAFIA

AA.VV., La Grande Storia, RBA ITALIA, Milano 2016;

CLEMENTE, Guida alla storia romana, Arnoldo Mondadori, Milano 1985;

S.J. KOVALIOV, Storia di Roma, Pgreco, Roma 2011;

LIBERTI, Porsenna in campo, in «Focus Storia Collection», Mondadori Scienza, Milano 2013;

MICHELET, Storia di Roma, RL Gruppo Editoriale, Santarcangelo di Romagna 2009;

MOMMSEN, Storia di Roma antica, Sansoni, Milano 2001;

MONTANELLI, Storia di Roma, RCS Libri, Milano 1997;

PANI - E. TODISCO, Storia romana, Carocci, Roma 2008;

SPINOSA, La grande storia di Roma, Arnoldo Mondadori, Milano 1998;

ZIOLKOWSKI, Storia di Roma, Bruno Mondadori, Milano 2006.

[1] Centro urbano etrusco.

[2] Potente centro abitato etrusco, i cui ruderi sorgono pressappoco 15 km a nordovest di Roma.

[3] Liberti, M. Porsenna in campo, in «Focus Storia Collection» estate 2013, pp. 32-37.

[4] Clemente, G. Guida alla storia romana. Milano: Arnoldo Mondadori, 1985, p. 102.

[5] Nell’antica Roma repubblicana i consoli erano i due magistrati eletti annualmente.

[6] Montanelli, I. Storia di Roma. Milano: RCS Libri, 1997, pp. 45-46.

[7] Pani, M.; Todisco, E. Storia romana. Roma: Carocci, 2008, p. 62.

[8] Territorio di epoca remota dell’Italia centrale.

[9] Popolazione dell’Italia di in passato lontano, della quale non si conosce con certezza la provenienza.

[10] Aa.Vv. La Grande Storia. vol. X. Milano: RBA ITALIA, 2016, p. 32.

[11] Ufficiali che precedevano con un fascio littorio i magistrati e li proteggevano.

[12] Spinosa, A. La grande storia di Roma. Milano: Arnoldo Mondadori, 1998, p. 52.

[13] Tito Livio, Ab Urbe condita. II, 6-7.

[14] Autore romano di trattati storici.

[15] Michelet, J. Storia di Roma. Santarcangelo di Romagna: RL Gruppo Editoriale, 2009, p. 106.

[16] Divinità dei boschi e delle zone rurali.

[17] Tito Livio, Ab Urbe condita. II, 7.

[18] Tito Livio, Ab Urbe condita. II, 8.

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