Dei e Semidei dell’antico Egitto – Pietro Testa

Pietro Testa, venuto alla luce a Napoli nel 1943, ha conseguito la laurea in Architettura ed ha svolto la professione di insegnante per oltre trenta anni nei Licei Artistici. Ha preso parte negli anni '80 -'90 a dieci missioni con la Cooperazione Tecnica per gli stati in via di sviluppo nella istituzione educativa cantiere dei dervisci Mewlewi al Cairo. Inoltre ha partecipato ad una missione archeologica nel 1991 a Medinet Madi in Egitto con la Prof.ssa Edda Bresciani. Ha dato alle stampe parecchi testi e pezzi su svariati argomenti di egittologia.

Pietro Testa

Di particolare importanza per una piena comprensione dell’opera Dei e Semidei dell’antico Egitto (pubblicata nel mese di settembre del 2017) è la prefazione. Nella stessa l’autore afferma che: «l’antico Egitto ha lasciato segni tangibili e incisivi della sua religione attraverso i monumenti e gli scritti. I templi abbondano d’immagini a bassorilievo e a tutto tondo, dipinte con vivaci colori, complete di didascalie e iscrizioni. Le tombe regali e nobiliari non sono da meno e sono queste che ci hanno tramandato figure e testi di grande finezza artigianale. Gli scritti funerari e magici sono degli esempi unici di miniaturistica grafica delle entità divine e di descrizioni dell’aldilà. Dall’osservazione di queste testimonianze, emerge un numero infinito di divinità, principali, secondarie, demoni e semidei. Questa folla di entità antropomorfe, ma spesso zoomorfe o miscuglio di varie parti umane e animali, lasciò disorientati i primi egittologi, dando origine a una congerie d’ipotesi, interpretazioni alcune volte distorte e duelli letterari di vario genere.  Non si può negare l’esorbitante numero di divinità che si presenta agli occhi dello spettatore che ancora oggi può restare disorientato. Questa folla di entità non è però frutto di fantasia sfrenata o ottusa, ma risultato di un ragionamento logico che ha le sue basi nella preistoria. Attraverso il cammino intellettuale della civiltà egiziana, il ricordo è divenuto mito e ha acquistato una sua completa organizzazione nella sistemazione e ordinamento delle manifestazioni del dio creatore. Qui entriamo in un dominio delicato che ha qualche punto in comune con il nostro modo di pensare, ma che pure è da esso differente: il pensiero speculativo. La speculazione è un modo di conoscenza intuitivo che trascende l’esperienza tentando di spiegarla, unificarla e coordinarla, distinguendosi quindi dalla mera speculazione oziosa. Nell’antico Egitto, e in genere nei popoli dell’antico Medio Oriente, la speculazione trovava illimitate possibilità di sviluppo, non essendo ristretta alla ricerca di una verità di carattere scientifico e quindi disciplinato. Non esisteva una netta distinzione tra natura ed essere umano. I cosiddetti popoli primitivi e gli antichi consideravano l’essere umano come un tassello facente parte del regno della natura: due mondi non contrapposti e che non richiedevano distinti modi di conoscenza. Se per noi il mondo fenomenico è innanzitutto un “che cosa?”, per l’antico è un “tu”. Al primitivo il mondo circostante non appare inanimato, ma pieno di vita sprizzante dall’essere umano, dall’animale, dalla pianta, dal tuono, dal sole: in poche parole dai costituenti del regno della natura. Dinanzi a un fenomeno, l’uomo antico non dice “cos’è?” ma dice “Tu”: il “Tu” rivela l’individualità, le qualità e la volontà del fenomeno. In questa prospettiva il fenomeno diventa esperienza di una vita rispetto a un’altra, impegnando le facoltà dell’uomo in un rapporto reciproco. Avviene che ogni esperienza di un “Tu” diventa individuale e tali esperienze sono delle azioni che si configurano in narrazione: questa diventa un “mito” in luogo di analisi e conclusioni.

Il mito non serviva a divertire né a spiegare determinati fenomeni, bensì a esporre certi avvenimenti in cui era impegnata l’esistenza stessa dell’uomo, la sua esperienza diretta di un conflitto di forze ostili e benefiche. Le immagini del mito non sono metafora ma un velo accuratamente scelto per rivestire un pensiero astratto. Le immagini non sono separate dal pensiero, poiché rappresentano la forma in cui l’esperienza è diventata autocosciente. Gli antichi, dunque, esprimevano il loro pensiero emotivo in termini di causa ed effetto, spiegando i fenomeni in un ambito temporale, spaziale e numerico. Gli antichi, si badi bene, sapevano ragionare logicamente, altrimenti non avremmo le grandi civiltà che conosciamo: semplicemente spesso un’attitudine puramente intellettuale male si adattava alle esperienze della realtà, senz’altro più significative. Per l’uomo antico il contrasto tra realtà e apparenza non aveva significato. È il caso dei sogni, tenuti in grande considerazione, e di entità ibride e non, ispirate al dubbio dell’ignoto fisico. Lo stesso avveniva per una mancata distinzione tra mondo dei vivi e dei defunti, poiché i morti entravano nella realtà umana dell’angoscia, della speranza e del risentimento. Di dizionari sulle divinità dell’antico Egitto ve ne sono parecchi (la maggior parte in lingua straniera) dai più dettagliati ai generici. Il mio intento vorrebbe essere quello di dare al lettore un quadro mediamente dettagliato delle divinità importanti, secondarie, dei semidei e dei “demoni” che popolavano la quarta dimensione dell’antico Egitto: il tutto nella nostra lingua italiana, ancora (semi)sconosciuta nel campo dell’egittologia. Ho ritenuto opportuno riportare i nomi geroglifici delle divinità, inserendo nel testo le illustrazioni più efficaci, con note esplicative e bibliografiche laddove era necessario. Naturalmente ho ritenuto utile fare precedere la lista delle entità da una breve introduzione sulla religione egiziana e su alcuni suoi fenomeni che dovrebbero aiutare il lettore a comprendere meglio il tutto».

Di grande utilità sono le tre mappe dell’antico Egitto, le abbreviazioni, la bibliografia, le numerose illustrazioni (che permettono una migliore comprensione degli argomenti trattati nel presente volume) e gli allegati (tre in tutto).. Unica nota alquanto stonata risulta l’editing che in diversi passi dovrebbe essere più curato. Un libro degno di menzione che si consiglia di leggere o regalare a coloro che sono interessati alla civiltà e alla religione dell’antico Egitto.

 Titolo: Dei e Semidei dell’antico Egitto

Autore: Pietro Testa

Editore: Harmakis Edizioni

Pagg. 140

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