L’incipit del romanzo – Ottava tappa blog tour “Domande in cerca di autore”


“Chi ben comincia è a metà dell’opera” recita un vecchio adagio. Queste parole si adattano perfettamente anche alla stesura di un’opera narrativa perchè “catturare il lettore” e indubbiamente desiderio di ogni scrittore, esordiente o famoso che sia. L’ottava tappa delle Interviste del nostro blog tour degli scrittori Indie tratta proprio dell’importanza dell’INCIPIT.

La domanda che ho posto agli autori è:
 
Ogni storia ha il suo inizio e alcuni di questi sono, a merito, divenuti famosi. Quanto “sale” sei riuscito a mettere nell’incipit del tuo romanzo?
E queste sono state le loro risposte.
L’incipit deve essere qualcosa di speciale, poiché da esso prende vita l’impressione iniziale del lettore. In particolare, la frase d’apertura di un romanzo è la più importante, persino più dell’ultima. “Deserto rosso” mostra nella sua prima frase l’immagine della porta di una camera stagna che si chiude con un tonfo, accentuando la gravità del momento narrato. La protagonista sta lasciando la sicurezza della base abitativa per gettarsi nell’ignoto e, forse, andare incontro alla morte. Nel farlo, nel chiudere quella porta, si rende conto che potrebbe essere l’ultima volta. In una semplice frase viene presentata l’irrevocabile decisione della protagonista, la calma di chi non ha più nulla da perdere, la drammaticità del suo gesto, da cui scaturiranno gli eventi cruciali dell’intera storia. La chiusura di quella porta, insieme alla consapevolezza che accompagna tale azione, rappresenta l’atto scatenante in grado di donare al lettore, in poche parole, un quadro preciso dell’avventura che sta per intraprendere.
 
Penso sia la parte più importante, fondamentale e decisiva come l’attacco di un direttore d’orchestra. Mi piace che il lettore entri subito nel cuore della narrazione, come aprire una porta o scendere dall’autobus, e trovarsi nel bel mezzo di una festa. Non so se sono riuscito a renderli efficaci quanto desideravo, ma l’intenzione era tutta rivolta a questo. In genere li lascio così come mi sono venuti per tutta la durata della stesura, perché da lì si origina tutta la storia; mi è capitato però di sostituirlo interamente perché lo sviluppo aveva assunto una fisionomia che necessitava di un inizio che contenesse l’eco della storia. In quel caso, è diventato il sotto-incipit di un capitolo!
Ci sono degli incipit di libri che ritengo perfetti e che, pur essendo la mia memoria un vero disastro, ricordo sempre, cara Isabel. Cito, non a caso, “Cannery Row“ di John Steinbeck o “Galindez” di Manuel Vasquez Montalbàn. Degli equilibri musicalmente perfetti.
Scrivendo libri di suspense, nei miei incipit mi concentro su altro, in genere su un evento delittuoso che sia trainante per il resto degli avvenimenti.
Insomma, non credo che i miei romanzi abbiano degli incipit esplosivi. Ma spero che il seguito della storia faccia sì che i miei lettori mi perdonino per questo.
 
Mi auguro di essere riuscito a metterci quel pizzico di sale sufficiente ad avvincere il lettore. Per me – se posso svestire per un attimo i panni dello scrittore – un incipit adrenalinico e intrigante arriva ad essere uno spartiacque decisionale al momento di finalizzare l’acquisto o meno di un romanzo. Perciò, nello scrivere le prime righe de “Il Peccatore (Il discepolo ombra)”, ho voluto subito calare il lettore in un’atmosfera angosciante e claustrofobica, di modo da non dargli respiro e “costringerlo” ad andare avanti per sapere se il malcapitato di turno se la caverà. Ah ah… adesso siete curiosi di sapere se Fra’ Remondino riesce a uscire dalla tomba, eh? 
L’incipit di un romanzo è certamente fondamentale (è lì che il lettore decide o meno di comprare il testo). Il mio romanzo parte in media res, ovvero dopo una delle due scene in cui c’è la massima tensione del romanzo; e parte davvero in modo forte. C’è Andrea Marini, un ragazzo di 25 anni, che sta per togliersi la vita buttandosi giù dalle terrazze del Duomo di Milano. Perché? E quel “perché” spingerà il lettore a leggere tutta la storia che precede questo tragico evento. Non so se passerà alla storia, ma di sicuro spinge il lettore a farsi delle domande da subito.
Per me l’inizio di un racconto è fondamentale per catturare l’attenzione del lettore. Nei miei racconti è la parte che cerco di rendere più “misteriosa” e attraverso la quale cerco di dare un assaggio delle emozioni che il lettore proverà continuando nella lettura. Così le iniziali vicende di Mr. X incuriosiscono il lettore, ma al tempo stesso danno un assaggio dello stile “pulp” del racconto.
 
“Siamo davvero in grado di comprendere quel limite sottile che separa la percezione dal disturbo mentale?”
Una blogger ha detto “Questo inizio ti dice: questo è quello di cui si parlerà o sei con me o contro di me”. Dato che il mio libro è fondamentalmente un fantasy, ma è piuttosto atipico, la mia intenzione era proprio quella di rendere chiaro fin dalle prime righe quello che sarà uno dei temi trattati, nonché di dare un piccolo assaggio di quelle che saranno le atmosfere del romanzo.
 
Penso di aver messo nel mio incipit tutti gli ingredienti per far si che la storia diventi interessante! L’Incipit è il tuo biglietto da visita con il lettore, se manchi il momento, l’hai perso! Il mio crea il giusto mix per far si che il lettore voglia sapere come andrà a finire la storia misteriosa!
Ed ora ecco la mia risposta alla domanda
L’incipit è come il colpo di fulmine dell’innamoramento. Due occhi puntati nei tuoi dai quali non riesci più a staccarti. Un libro, un romanzo soprattutto, può essere solo amore a prima vista. Spesso ci colpisce per la copertina ma ci arriva nel cuore se le prime righe riescono a penetrarci dentro. Io ritengo che l’incipit sia fondamentale nell’accendere la fiammella di intesa tra lettore e autore, poi l’eventuale complicità si svilupperà con il prosieguo della storia narrata, ma se questo avverrà dipende spesso da come si è iniziato a raccontare. Nel mio romanzo il cliché tradizionale del narratore che racconta una storia a qualcuno viene subito spiazzato dai soggetti in causa, dal luogo, dalle parole dette. Il tutto crea quesiti e contemporanee aspettative su come si sia giunti a quel punto e su cosa possa accadere nell’immediato. Scoprendolo girando un’altra pagina. E poi un’altra, …

 


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *