Le Tavolette di Vindolanda

Le Tavolette di Vindolanda[1] sono state scoperte nel luogo in cui fu costruita la fortezza romana di Vindolanda[2], nei pressi del Vallo di Adriano[3] nell’Inghilterra del nord. Risultano essere delle tavolette lignee di spessore ridotto sulle quali vennero redatti con l’inchiostro dei testi ufficiali e confidenziali nel corso del I e del II secolo d.C. Sono al momento custodite al British Museum.

 

Tavolette di Vindolanda – scavi

 

Le tavolette di Vindolanda erano composte da legno di betulle, querce e ontani cresciuti in Britannia, diversamente dalle tavolette cerate, anch’esse utilizzate nell’isola per scrivere ma provenienti dalle province continentali e realizzate con legno non autoctono. Le tavolette (spessore 0,25-3 mm, grandezza 20X8 cm) erano lavorate con lo scalpello al centro e piegate per dare origine a dittici vergati sulle parti interne. L’inchiostro era formato da carbone, gomma arabica e acqua. Poco meno di 500 tavolette sono state recuperate negli anni ‘70 e ’80 del XX secolo[4].

 

Tavolette di Vindolanda – scavi

 

Le prime, riesumate nel marzo del 1973[5], vennero ritenute all’inizio scarti di lavorazione del legno fino a quando uno degli studiosi di archeologia ne scoprì due attaccate fra loro, le staccò e vide un testo redatto all’interno. Vennero trasportate e consegnate all’epigrafista Richard Wright, ma un veloce processo di ossidazione del legno le fece diventare indecifrabili e di colore scuro prima che lo stesso riuscisse a studiarle. Pertanto vennero mandate ad Alison Rutherford (Scuola di Medicina dell’Università di Newcastle) per un esame fotografico multispettrale e le fotografie all’infrarosso mostrarono per la prima volta i documenti vergati agli studiosi. All’inizio i risultati furono deprimenti, dal momento che il modo di scrivere le parole era incomprensibile. Alan Bowman dell’Università di Manchester e David Thomas dell’Università di Durham esaminarono quella grafia (antico corsivo romano) non ancora conosciuta e furono in grado di realizzare delle copie[6].

 

Tavolette di Vindolanda esposte al British Museum

 

BIBLIOGRAFIA

  1. BIRLEY, Vindolanda: a Roman frontier post on Hadrian’s Wall, Thames e Hudson, London 1977;
  2. BIRLEY, Vindolanda: extraordinary records of daily life on the northern frontier, Roman Army Museum Publications, Greenhead 2005;
  3. A.K. BOWMAN, Life and letters on the Roman frontier: Vindolanda and its people, British Museum Press, London 1994;
  4. MATTEONI, Sul confine dell’impero: imprese militari e vita quotidiana dei soldati di Roma, Giunti, Firenze 2016.

[1] Il vocabolo celtico Vindolanda si può tradurre in italiano con l’espressione luogo bianco o luccicante.

[2] Vindolanda era un fortino di reparti militari ausiliari edificato dai Romani in Britannia per volontà di Gneo Giulio Agricola nel 79 d.C. successivamente all’occupazione della Britannia settentrionale e situato pressappoco a due chilometri dal Vallo di Adriano, in Northumbria. In verità esercitava la vigilanza sulla Stanegate, strada che collegava il fiume Tyne al Solway Firth. Dalle asportazioni di terreno per riportare alla luce il forte sopramenzionato è evidente che fu eretto parecchie volte. Nello stesso sono state ritrovate delle tavolette vergate in antico corsivo romano, dalle quali si evincono diverse informazioni sulla vita delle milizie dislocate nelle aree di confine. Le asportazioni di terreno a Vindolanda cominciarono negli anni Trenta del XX secolo.

[3] Struttura muraria lapidea di dimensioni notevoli, innalzata per ordine dell’imperatore romano Adriano (Italica, 24 gennaio 76 d.C. – Baia, 10 luglio 138 d.C.) nel primo cinquantennio del II secolo d.C.), che indicava la frontiera fra la provincia romana della Britannia e la Caledonia.

[4] Bowman, A. K. Life and letters on the Roman frontier: Vindolanda and its people. London: British Museum Press, 1994, pp. 15-16.

[5] Matteoni, S. Sul confine dell’impero: imprese militari e vita quotidiana dei soldati di Roma. Firenze: Giunti, 2016, p. 83.

[6] Birley, R. Vindolanda: extraordinary records of daily life on the northern frontier. Greenhead: Roman Army Museum Publications, 2005, pp. 57-58.

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