L’ozio coatto. Storia sociale del campo di concentramento fascista di Casoli (1940-1944) – Giuseppe Lorentini

Presentazione del libro “L’ozio coatto. Storia sociale del campo di concentramento fascista di Casoli (1940-1944)” di Giuseppe Lorentini

 

Giuseppe Lorentini è ideatore e responsabile curatore del Centro di documentazione on line sul campo di concentramento fascista di Casoli (1940-1944), www.campocasoli.org. Ha ottenuto il doppio titolo di Laurea Magistrale/Master of Arts in Scienze storiche nell’ambito del corso integrato italo-tedesco tra l’Università di Bielefeld e quella di Bologna (BiBoG). Nel dicembre 2018 ha ricevuto il DAAD Preis, il prestigioso premio del “Servizio Tedesco per lo Scambio Accademico”.

 

Giuseppe Lorentini
Giuseppe Lorentini

Il libro di Lorentini si apre con una Introduzione che tende a specificare il concetto e la terminologia di campo di concentramento e di universo concentrazionario, per poi trattare della storia sociale di un campo di concentramento fascista tra teoria e documenti. Il campo di Casoli fu adibito per due tipi di internati, in due periodi diversi: ebrei internati e internati politici jugoslavi. L’esposizione dei dati e delle formalità burocratiche viene riportata con una documentazione d’archivio che impressiona, per la solerzia e l’acribia che caratterizza l’autore. Anche solo i numeri sono tali da rimanerne sotto choc: 4500 documenti in 215 fascicoli. Numeri che comunque potrebbero restare tali, senza una necessaria e corretta interpretazione storica. Un lavoro emblematico per successive ricerche sui vari e numerosi campi per internati, creati durante il fascismo.

 

SINOSSI

 “Io sempre vissi dal lavoro e non posso più sopportare l’ozio coatto dell’internamento”.

Casoli, 22 settembre 1942

 

Casoli, cittadina abruzzese in provincia di Chieti, si erge arroccata su una collina alla destra del fiume Aventino ai piedi del massiccio della Maiella. Nell’aprile del 1940 fu scelta dal ministero dell’Interno per allestirvi una struttura per internare “ebrei stranieri”; questa divenne un campo fascista attivo dal 9 luglio 1940. Nei primi giorni di maggio del 1942, gli internati ebrei vennero trasferiti nel campo di Campagna (Salerno) e a Casoli arrivarono gli “internati politici”, per la maggior parte civili “ex jugoslavi” originari delle terre di occupazione italiana in Jugoslavia.

Analizzando i fascicoli personali di quasi tutti gli internati, conservati presso l’Archivio storico comunale di Casoli, e confrontandosi con la storiografia e le fonti relative al periodo, Lorentini ripercorre la storia del campo facendo emergere il profilo dei prigionieri, le loro biografie, la vita quotidiana, le pratiche della comunicazione, il rapporto con la comunità cittadina, ma anche i problemi amministrativi e organizzativi riguardanti la sua gestione. La ricerca storica del campo di Casoli ci restituisce, come in un’istantanea, una pagina finora oscura dell’internamento civile fascista come spazio delle pratiche della politica razziale e di repressione operata dal regime, come laboratorio del razzismo fascista a livello locale.

Campo Casoli all'inizio degli anni '40
Campo Casoli all’inizio degli anni ’40 (www.campocasoli.org)
ESTRATTO
  1. Il Lager come problema storiografico: definizioni generali

 

“Credo che, in futuro, ogni volta che verranno pronunciate le parole ‘campo di concentramento’, si penserà alla Germania di Hitler, e solo a quella”: con queste parole appuntate sul suo diario nell’autunno del 1933, appena qualche mese dopo l’arrivo dei primi prigionieri a Dachau, l’ebreo Victor Klemperer, professore di filologia di Dresda, acuto osservatore della dittatura nazista, aveva già intuito quello che sarebbe diventato uno dei più grandi problemi lessicali e concettuali della storiografia sugli “universi concentrazionari” totalitari. Infatti, i “campi di concentramento” sono diventati sinonimo dei campi nazisti, addirittura inglobando anche quelli adibiti allo sterminio di massa degli ebrei d’Europa, meglio definiti come “centri di morte immediata” o “campi di sterminio”. È pur vero che i “campi di concentramento” incarnavano lo spirito del nazismo, formando un sistema separato di dominio organizzato con regole proprie e con un linguaggio codificato originale: nei documenti ufficiali nazionalsocialisti venivano denominati KL, acronimo del tedesco Konzentrazionslager e il regime nazionalsocialista riconobbe fin da subito l’importanza di uno strumento del genere per disporre di un potere considerevole.

 

Presentazione del libro L’ozio Coatto

Contatti dell’autore e casa editrice

 

Giuseppe Lorentini

www.campocasoli.orginfo@campocasoli.org

ombre corte

Via Alessandro Poerio, 9

37124 Verona (Italy)

tel. 0458301735

www.ombrecorte.it – info@ombrecorte.it

 

Titolo: L’ozio coatto. Storia sociale del campo di concentramento fascista di Casoli (1940-1944)

Autore: Giuseppe Lorentini

Casa editrice: Ombre corte

Pagine: 163 pp.

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