Nakhtmin: il comandante supremo delle forze armate egizie

Nakhtmin (pure Minnakht), venuto alla luce ad Akhmim[1][2], fu il comandante supremo delle milizie egiziane mentre era a capo del Paese delle Due Terre il sovrano Tutankhamon[3] (1341 a.C. pressappoco – gennaio/febbraio 1323 a.C. più o meno).

Nakhtmin e la moglie Tiy

Fra i suoi titoli, sotto il governo del faraone bambino[4] (Tutankhamon)[5], è opportuno ricordare i seguenti: il vero servitore che è benefico per il suo signore, lo scriba del re, il servo amato dal suo signore, il portatore di fan sul lato destro del re e il servo che fa vivere il nome del suo signore[6]. I titoli appena menzionati vennero riportati su cinque ushabti[7] che Nakhtmin dette come doni funebri per il sovrano Tutankhamon[8].

Lo stesso doveva succedere[9] al monarca Ay[10][11] (pure Kheperkheperura Ay) (Panopoli, 1390/1380 a.C.? – Tebe[12], 1319 a.C.[13]), ma non salì mai al trono. Gli egittologi pensano che abbia cessato di vivere poco prima della conclusione della conduzione politica ed amministrativa dell’Egitto da parte di Ay (il suo nome sembra sparire da ogni documento) e Horemheb[14][15][16] (Eracleopoli, … – 1292 a.C.), al posto suo, divenne re[17][18].

 

 

EREDE AL TRONO
Moglie di Nakhtmin

Non si conosce con sicurezza chi fosse il genitore di Nakhtmin. Diversi egittologi lo considerano probabilmente figlio del monarca Ay, mentre della sua genitrice si sa, grazie ad una opera di scultura, che fosse adoratrice di Min, cantante di Iside, Iuy. Su una statua di pregevole fattura di Nakhtmin e consorte, presente al Museo Egizio del Cairo, il medesimo viene chiamato Principe ereditario e Il figlio del re. È possibile che la dicitura completa dicesse Figlio del re del suo stesso corpo o Figlio del re di Kush. Non si ha notizia di un governatore di Kush denominato Nakhtmin e pare che l’aristocratico Paser I lo fosse a quell’epoca. Questo ha indotto a credere che Nakhtmin sia stato figlio di Ay o al massimo figlio adottato.

L’opera di scultura con un breve testo scritto ha patito seri danneggiamenti. Restano solamente due parti, il capo e le spalle di Nakhtmin e la porzione superiore del corpo ed il capo della sua consorte. A tutte e due le statue pare che abbiano intenzionalmente causato danni agli occhi, al naso e alla bocca. Ciò è stato inteso come una specie di damnatio memoriae[19] postuma.

Stele di Nakhtmin

Le stele in cui si parla di Nakhtmin, erette nel centro abitato in cui nacque, siano state danneggiate irreparabilmente[20]. Si ritiene che il suo sepolcro, mai ritrovato dagli archeologi, sia stato sottoposto al medesimo trattamento di quello di Ay.

Un ulteriore individuo, di nome Nakhtmin, prese come moglie Mutemnub, sorella della sposa di Ay, Tey[21] (… – Tebe, successivamente al 1319 a.C.). Ebbero un figlio, Ay, che fu il più potente ministro ufficiale del culto di Mut e secondo profeta di Amon[22][23].

 

 

 

BIBLIOGRAFIA

AA.VV., La Grande Storia, RBA ITALIA, Milano 2015;

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LOVELLI, (15 Gennaio 2015). Horemheb: il faraone restauratore. Recuperato il 14 Ottobre 2019, da Storie di Storia: https://storiedistoria.com/2015/01/horemheb-il-faraone-restauratore/;

LOVELLI, (3 Giugno 2015). Tebe: la città dalle cento porte. Recuperato il 14 Ottobre 2019, da Storie di Storia: http://www.storiedistoria.com/2015/06/tebe-la-citta-dalle-cento-porte/;

LOVELLI, (19 Aprile 2016). Ay: il faraone successore di Tutankhamon. Recuperato il 14 Ottobre 2019, da Storie di Storia: https://storiedistoria.com/2016/04/ay-il-faraone-successore-di-tutankhamon/;

SCHLOGL, L’Antico Egitto, Il Mulino, Bologna 2005.

[1] Città più importante del nono distretto dell’Alto Egitto. Era chiamata dagli antichi Greci Chemmi e Panopoli. Si trova sulla sponda orientale del Nilo, quattro miglia a nord-est di Sohag.

[2] Schlogl, H. A. L’antico Egitto. Bologna: Il Mulino, 2005, p. 88.

[3] Monarca della XVIII dinastia.

[4] Cimmino, F. Dizionario delle dinastie faraoniche. Milano: Bompiani, 2003, p. 269.

[5] Jacq, C. Vita quotidiana dell’antico Egitto. Milano: Arnoldo Mondadori, 1999, p. 181.

[6] Black, J. R. The Instruction of Amenemope: a critical edition and commentary, prolegomenon and prologue. Madison: University of Wisconsin, 2006, p. 67.

[7] Statuette, eseguite con materiali vari e rappresentanti figure umane, ritenute componenti fondamentali del corredo del defunto.

[8] Carter, H. The Tomb of Tut-Ankh-Amen, discovered by the Late Earl of Carnarvon and Howard Carter. New York: Cooper Square Publishers, 1963, p. 13.

[9] Aa.Vv. La Grande Storia. vol. II. Milano: RBA ITALIA, 2015, p. 72.

[10] Si rammenta l’articolo pubblicato sul blog Storie di Storia: LOVELLI, G. Ay: il faraone successore di Tutankhamon; https://storiedistoria.com/2016/04/ay-il-faraone-successore-di-tutankhamon/ [19 aprile 2016].

[11] Faraone della XVIII dinastia.

[12] Si menziona l’articolo pubblicato sul blog Storie di Storia: LOVELLI, G. Tebe: la città dalle cento porte; http://www.storiedistoria.com/2015/06/tebe-la-citta-dalle-cento-porte/ [3 giugno 2015].

[13] Hornung, E.; Krauss, R.; Warburton, D. A. Ancient Egyptian Chronology. Leiden: Brill Academic Publishers, 2006, p. 493.

[14] Helck, W. Urkunden der 18. Dynastie: Texte der Hefte. Berlin: Akademie-Verlag, 1984, p. 124.

[15] Sovrano della XVIII dinastia.

[16] Per avere informazioni dettagliate su Horemheb è possibile consultare l’articolo pubblicato sul blog Storie di Storia: LOVELLI, G. Horemheb: il faraone restauratore; https://storiedistoria.com/2015/01/horemheb-il-faraone-restauratore/ [15 gennaio 2015].

[17] Grimal, N. Storia dell’antico Egitto. Bari: Laterza, 2011, p. 315.

[18] Bresciani, E. L’Antico Egitto. Novara: De Agostini, 2000, p. 64.

[19] Museo egizio del Cairo: catalogo ufficiale, articoli 195-196.

[20] Desroches-Noblecourt, C. Tutankhamen: Life and Death of a Pharaoh. New York: N. Y. Graphic Society, 1963, p. 85.

[21] Sovrana della XVIII dinastia.

[22] In lingua italiana pure Ammone. Divinità di notevole rilievo nel Paese delle Due Terre.

[23] Dodson, A.; Hilton, D. The Complete Royal Families of Ancient Egypt. London: Thames & Hudson, 2004, pp. 144-156.

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