La tomba del canarino (seconda edizione) (Il romanzo di Tutankhamon, parte quarta) – Isabel Giustiniani

Con il racconto del ritrovamento del suo sepolcro, siamo giunti all’atto finale della grande storia di Tutankhamon, iniziata nell’antico Egitto ai tempi della XVIII dinastia.

Parti de Il romanzo di Tutankhamon:

0.1 Il marchio di Sekhmet
0.2 La Città dei Morti 
0.3 Il sigillo di Anubis 
0.4 La tomba del canarino (nuova edizione)

 

Nonostante La tomba del canarino sia il capitolo finale della serie dedicata a questo faraone, il romanzo è stato scritto per primo e pubblicato nel 2017.

 

Il sigillo intatto nella tomba di Tutankhamon

 

Le ricerche che ho svolto sul “Dimenticato” per tale romanzo sono alla base della motivazione che mi ha poi spinto a non fermarmi al racconto della scoperta della sua famosa tomba bensì ad avventurarmi anche nel periodo storico in cui visse. Ne sono nati quindi, in cascata, i romanzi Il marchio di Sekhmet, La Città dei Morti e Il sigillo di Anubis che precedono il presente come collocazione temporale storica.

Lord Carnarvon nel suo studio ad Highclere

Il tuffo nel XIV sec. a.C., però, non ha lasciato esente La tomba del canarino da influenze e perciò questo romanzo si presenta oggi in una veste nuova sia di grafica che di contenuti.

La vicenda, infatti, si inserisce ora in un racconto più ampio e che presenta elementi nuovi. La storia della scoperta della tomba diviene integrata alle precendenti andando a costituire l’unicum “Il romanzo di Tutankhamon”, più sviluppata in alcune parti come nell’approfondimento di alcuni personaggi, pur rimanendo nei punti cardine conforme alla struttura originaria.

L’idea di questo romanzo nasce dalla mia attrazione verso la storia dei grandi esploratori, alcuni dei quali con vissuti interessanti come le scoperte che hanno portato alla luce.

La vicenda di Howard Carter e della tomba di Tutankhamon è senza dubbio una di quelle che ha conservato intatto il suo fascino nonostante il trascorrere del tempo.

L’intento de La tomba del canarino è di raccontare la storia del famoso archeologo in maniera fedele ai fatti accaduti (perlomeno a quanto si conosce di essi), non tralasciando l’aspetto fiction e l’alone di mistero che sono altrettanto essenziali nella narrativa.

 

Howard Carter sui sarcofagi di Tutankhamon

 

Non cito tutti i protagonisti che si incontrano nella lettura di questo libro perché la quasi totalità, a partire dal direttore del Dipartimento delle Antichità fino al canarino di cui la tomba aveva preso il nomignolo, è composta da personaggi realmente esistiti.

Preciso inoltre che ho scelto di sviluppare il filo degli eventi basandomi sulla congettura dell’egittologa Christine El Mahdi secondo la quale Howard Carter sarebbe già stato a conoscenza almeno dal 1919 della presenza di una tomba nel sito dove poi effettivamente è stata rinvenuta quella di Tutankhamon nel 1922.

Intrecciata ai fatti storici, senza tuttavia snaturarli, la mia fantasia ha trovato espressione tramite i personaggi di Na’im (voce narrante) e del fratello Uday, ipotetici figli del capo squadra e amico di Carter Ahmed Gurgar.

All’eremita Emad ho affidato il compito di incarnare lo spirito di un mondo millenario e di una fede negli antichi dei ormai scomparsi.

Con La tomba del canarino si chiude la serie dedicata al faraone Tutankhamon, aprendo il passo ad altre nuove avventure e nuovi personaggi storici che troverete nella saga File JE60754.

 

ESTRATTO

Mi sono divertita a prendere spunto dalle numerose foto d’archivio del periodo per tratteggiare alcune scene del romanzo. La foto sottostante, per esempio, è stata scattata il 24 novembre 1922 alla stazione ferroviaria di Luxor. Lord Carnarvon e la figlia si erano precipitati in Egitto dopo l’arrivo del telegramma, da parte di Carter, che annunciava loro una scoperta “straordinaria”.

 

Howard Carter, il governatore della provincia, lady Evelyn e lord Carnarvon.

 

Finalmente, il 24 novembre, il conte e la figlia giunsero alla stazione di Luxor da Alessandria, dove era approdata la loro nave il giorno prima.

Io e il mudir andammo ad accoglierli assieme al governatore della provincia di Quena, il quale aveva insistito a essere presente per conferire maggiore formalità all’evento.

Quando i due inglesi scesero dal treno, fui colto da un tuffo al cuore: Evelyn, che ricordavo prima dello scoppio del conflitto mondiale come una graziosa ma ossuta ragazzina che si affacciava all’adolescenza, era diventata una splendida fanciulla.

La moda degli efendi, soprattutto quella femminile, era notevolmente cambiata negli ultimi anni, trascinata anch’essa nella frenesia di rinnovamento che la fine della guerra aveva portato con sé. Lasciate alle spalle le lunghe gonne e sottogonne, i busti e i corsetti vittoriani che avevo visto indossare alle accaldate dame durante la mia infanzia, Evelyn vestiva solo di una camicetta bianca stretta ai fianchi da una semplice gonna beige che le lasciava scoperte le caviglie sottili e parte dei polpacci. Una giacca dal tessuto morbido bordata di pelliccia, in tinta con la gonna, ne fasciava la sottile figura senza segnarla, mentre i corti capelli tagliati all’altezza delle guance sbucavano da un cappellino incorniciandole il viso acceso dall’entusiasmo.

«Benvenuto, lord Carnarvon» salutò cordiale Carter andando loro incontro. Il mudir aveva indossato per l’occasione il suo miglior vestito con tanto di cravattino, bastone da passeggio e cappello, non riuscendo tuttavia a rivaleggiare con l’eleganza innata del nobile. «Lady Evelyn, è un vero piacere avervi qui» proseguì con un sorriso inchinandosi alla ragazza e consegnandole il variopinto mazzo di fiori che ero riuscito procurare quel mattino, girando mezza città. «Vi assicuro che sarà un’esperienza indimenticabile.»

«Non avrei potuto mancare per nulla al mondo» rispose lei di rimando, guardandolo negli occhi e portando i fiori al volto per aspirarne il profumo o forse per nascondere il rossore.

«Vi porgo i migliori omaggi anche da parte del Dipartimento delle Antichità e dalle autorità egiziane, milord» interloquì rigido il governatore, che si era frapposto tra i due. Il suo secco inchino fece dondolare la nappa del tarbush davanti al naso della ragazza, strappandole un sorriso.

 

Titolo: La tomba del canarino

Autore: Isabel Giustiniani

Editore: Isabel Giustiniani Storie di Storia

Pagg. 284

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