Eternal War. Vita Nova – Livio Gambarini

Eternal War – Vita Nova è il secondo libro dell’originale saga fantasy scritta da Livio Gambarini della quale, su Storie di Storia, potete leggere la recensione anche al primo volume: Eternal War. Gli Eserciti dei Santi.

 

SINOSSI

Toscana, tredicesimo secolo: prosegue l’epica saga di Guido Cavalcanti e del suo spirito-guida, l’astuto Kabal!

I ghibellini sono sconfitti. Mentre l’enigmatico San Pietro convoca l’Ancestrarca Kabal per affidargli una pericolosa missione nella Curia Romana, nella meravigliosa Firenze è tempo di festeggiamenti. Guido, capofamiglia Cavalcanti, lotta per difendere il suo desiderio di libertà anche nelle Lande dello Spirito e intreccia un sodalizio con il giovane Dante Alighieri, aiutandolo a far sbocciare il talento che lo renderà, un giorno, il più grande poeta della letteratura mondiale. Ad accomunarli, oltre alla stima reciproca, è la profonda devozione alle donne che essi amano. Ma in questa stessa misteriosa energia che muove il mondo, e che Dante definirà “Tirannia di Amore”, si nasconde un segreto che sconvolgerà la loro vita, riscrivendo i loro destini su pagine che sopravvivranno ai secoli…

Per esprimere il mio parere devo necessariamente partire dalla fine, ossia dalla “Postfazione” che, personalmente, avrei inserito prima del romanzo, come “Prefazione”.

Nella Postfazione l’autore specifica al lettore che “Eternal War non è un romanzo storico, e non finge di esserlo”, e che è piuttosto “un gioco letterario che fa uso della speculative fiction”. Ci dice anche che “i personaggi principali, Guido e Dante, non si rifanno ai personaggi storici realmente esistiti, ma di essi utilizza solo i ritratti che emergono dalle poesie del loro circolo letterario”. Confesso di essere stata una di quei lettori che ha storto il naso più volte quando è apparso in scena Dante – rischio reale e timore espresso dallo stesso autore nella postfazione – dal momento che i gradi di libertà che lo scrittore si è preso nei confronti del personaggio storico sono tali e tanti da non comprendere perché non avesse optato per un nome di fantasia. Leggendo la Postfazione ho compreso l’intento dell’autore e, solo rileggendo velocemente il testo e immaginando Guido e Dante come due personaggi totalmente fantastici, ho potuto apprezzare veramente il romanzo.

Il secondo aspetto che non mi ha convinto del tutto ha a che fare ancora col termine “storico”, nel senso che mi aspettavo delle ambientazioni fortemente medievali nel mondo della “materia” e molto fantastiche nel mondo “spirituale”, per avvertire il necessario contrasto fra i due mondi coesistenti nella storia. L’autore ci dice nella Postfazione che in “Eternal War – Vita Nova” ha prestato più cura alle ambientazioni storiche rispetto al primo libro, ma il mio auspicio è che nel terzo volume della saga abbia osato ben più di quanto abbia fatto nel secondo volume.

 

Firenze

Detto questo, esprimo il mio parere sul romanzo partendo dalla COPERTINA. Trovo che la copertina sia eccellente sotto ogni aspetto, pertanto i primi complimenti vanno senz’altro al grafico. Tutte e tre le copertine di Eternal War sono molto eleganti e attraenti, non v’è dubbio.
Dopo la copertina si ha un impatto immediato con lo stile di SCRITTURA dell’autore, che può piacere o meno, ma senz’altro nel caso di Livio Gambarini è molto matura, e questo trasmette la sensazione piacevole di leggere un libro ben scritto.
Andiamo ora a quello che, per me, è il punto di forza del romanzo: la TRAMA. L’autore tratta il tema centrale della cultura occidentale, l’importantissimo mito del “Viaggio dell’Eroe”, ma lo fa in chiave decisamente originale e, per certi versi, inedita. Questo aspetto non è da poco quando si scrive un fantasy, perché siamo nel tempo ora in cui il “viaggio dell’eroe” non può più essere narrato alla vecchia maniera (un uomo che deve conquistare un tesoro, o sconfiggere un mostro o, ancora, liberare e sposare una fanciulla sfigata dalla nascita), ma richiede che gli scrittori alzino l’asticella, e di tanto. Questo perché la moderna psicologia ha capito due cose fondamentali riguardo il mito del Viaggio dell’Eroe:

1) Che il viaggio dell’eroe è uguale per uomini e donne, e non diverso per i due generi, come si pensava fino a qualche tempo fa, così, solo per fare un esempio, nell’ultima versione di Aladdin non è Aladdin che diventa sultano sposando la figlia del sultano, ma è la donna, figlia del sultano, a diventare sultano, e lui il suo sposo. Analogamente vediamo in Ribelle chiudere il soffitta il secolare concetto che vedeva il Viaggio dell’Eroe al femminile come approdo alla realizzazione della donna unicamente attraverso il matrimonio , senza diventare essa stessa Re del proprio Regno. Divenire “Re del proprio Regno” significa, metaforicamente parlando, rinnovare il proprio Io e realizzarsi, centrandosi in se stessi e realizzando i propri sogni.

2) Il viaggio dell’eroe attiva una serie di archetipi molto chiari e potenti, che non devono mancare nel racconto, in forma più o meno simbolica, ovviamente. Il mito del viaggio dell’eroe diviene, cioè, affascinante quanto più lo si intreccia ora con la psicologia e la dimensione spirituale, con l’inconscio individuale e quello collettivo, come ci ha insegnato C. G. Jung e ci ha spiegato Carol S. Pearson nel suo meraviglioso libro “Risvegliare l’eroe dentro di noi”.

Gambarini sceglie nel secondo in questo secondo romanzo della saga di affrontare a viso aperto i mondi che realmente coesistono secondo Jung e le più antiche tradizioni sapienziali: quello materiale e quello spirituale. Ecco che in “Vita Nova” assistiamo ad una rappresentazione romanzata e fantasy del “viaggio dell’eroe” fatta di aure, invisibile, spiriti guida, e di un uomo, Guido, che, per amor di libertà, sceglie di spezzare le catene che lo legano al suo Ancestrarca, Kabal, quando capisce di essere manovrato da quello come un burattino.

Ero molto curiosa di leggere come l’autore avrebbe affrontato dal punto di vista psicologico e delle antiche tradizioni sapienziali il tema dei mondi invisibili (penso alla tradizione Essena, ai mondi spirituali descritti nella Kabbalah, alla tradizione Buddista che delle Virtù di cui parla Gamberini è maestra. Etc.), e devo dire che non mi ha deluso. Condivido in pieno la scelta degli eventi che ha intrecciato insieme dal momento in cui è entrato nel cuore della vicenda. Penso, ad esempio, al tema assolutamente geniale che sviluppa con riferimento a San Pietro, che ad un certo punto decide di commissionare l’uccisione del Papa, ritenendolo, come i precedenti, indegno di rappresentante l’originario messaggio cristiano.

Azzeccate le descrizioni degli effetti che l’autore fa subire a Guido in seguito al distacco da Kabal, perché la libertà è un processo lungo e richiede un alto prezzo da pagare, che l’autore dirà chiaramente quale essere alla fine del libro. Guido paga quel prezzo in termini di un Io che si sgretolerà a vista d’occhio, come anche il rapporto con la sua amatissima Bice.

Non condivido l’interpretazione delle aure sulla base dei colori, poiché nel mondo della materia (Terra) e in quello spirituale (Lande) il significato dei colori è diverso, e l’autore si è preso la libertà di associare ai colori dei significati differenti da quelli comunemente associati alle aure. Mi è piaciuta molto, invece, la presenza degli spiriti che riempiono ogni interstizio della storia con le loro forme più o meno mostruose.
In “Eternal War – Vita Nova” assistiamo in realtà all’unione di tre mondi insieme: quello della materia, quello degli spiriti e quello angelico. Il mondo angelico è quello delle Virtù, di cui spesso fa parlare gli Ancestrarchi nel romanzo, ma le virtù sono separate nel mondo angelico, nel senso che ogni angelo si specializza in una virtù ben precisa. Kabal e gli altri Ancestrarchi non sono, a ben vedere, degli esseri angelici in Eternal War, sebbene si nutrano e rafforzino di “gocce di Virtù”, perché non sono specializzati ognuno in una ben precisa virtù, e perché spesso e volentieri soffrono degli stessi desideri (leggi: vizi) che attanagliano gli umani, e quelli fanno agire.

 

Immagine dalla copertina del primo libro di Eternal War

 

Kabal e gli altri Ancestrarchi sono, per me, una via di mezzo fra gli angeli (caratterizzati dalle Virtù) e gli spiriti, abitanti del mondo che si frappone fra la materia e il piano angelico.
Ecco che il cuore della trama si svolge in una dimensione che vede agire insieme gli umani (Guido che riesce a viaggiare fra il mondo visibile e quello invisibile, come all’interno di un Sogno Lucido, giacché gli eventi in uno dei due mondi hanno effetti diretti anche nell’altro mondo) gli spiriti, quasi sempre raffigurati con un aspetto mostruoso (i cosiddetti “vampiri energetici”, che dell’energia umana e dei nostri vizi si nutrono, anche note come “forme pensiero” o “eggregore”), e gli spiriti superiori, li chiamo così perché non sono angelici né nel modo di esprimersi né tantomeno nel modo di agire. Questi ultimi guidano/manovrano gli umani nelle figure dei loro Capifamiglia (es: Guido Cavalcanti), che simboleggiano ognuno tutta la propria discendenza. Quest’ultimo è il concetto di destino che in parte è individuale e in parte è legato ai nostri avi e alle loro storie. E infatti Guido si ritroverà ad affrontare un’avventura, per liberarsi dal destino in tutte le sue forme, che non lascerà fuori nessuno: né lui, né Bice, né i suoi figli, né suo padre.

Ho trovato molto interessante come l’autore abbia affrontato il tema dei vizi umani. Penso, ad esempio, a quando si chiede se lo spirito a forma di coniglio che rosicchia il cardinale fosse la causa o la conseguenza: se era, cioè, il vizio a rendere codardo il cardinale o la codardia del cardinale ad alimentare il vizio nella dimensione spirituale. La risposta al quesito, che lo scrittore volutamente lascia aperto, è che c’è una circolarità fra il mondo visibile e quello invisibile, cioè causa ed effetto ruotano in un’alternanza di ruoli senza fine, perché coincidono di fatto.

Ancora più interessante è il tema della magia, che Gamberini associa alla parola. Ormai si è scientificamente compreso che la parola è creatrice, ma non tutte le parole lo sono allo stesso modo. Siamo passati, infatti, da linguaggi fortemente simbolici e creatori (i geroglifici e le lettere ebraiche sono solo due esempi) a linguaggi sempre più svuotati del loro potere nel mondo invisibile (inconscio individuale e collettivo), a meno che le parole non vengano usate in un modo ben preciso. Ecco che Gambarini avrebbe potuto usare i mantra o le preghiere per creare la magia, ad esempio, ma ha scelto saggiamente di usare la poesia al loro posto. La poesia, infatti, è un linguaggio eterno e fortemente simbolico, e ricordiamo che l’inconscio si esprime per suoni, immagini e simboli.
La ricchezza del romanzo di Gambarini non finisce qui in termini di concetti profondi che ha saputo intrecciare insieme, ed anche per questo avrei personalmente tolto a piè pari la trama riguardante Dante e lasciato tutto lo spazio a Guido, gli Ancestrarchi, Kabal e San Pietro.

Livio Gambarini

Non scontato, ad esempio, è il passaggio nel quale Guido scopre che la conquista del famoso libero arbitrio, attraverso il taglio del legame con Kabal, non lo aveva liberato comunque, non fino a che sarebbe rimasto sulla terra, tant’è che compare presto un altro spirito pronto anche lui a schiavizzarlo. Il suo nome è Amore, e non a caso l’autore lo definisce “una divinità”.
Ma stranamente l’autore ci parla di Amore come di un “Dio tiranno”. Come mai? Beh, perché l’autore sa che il mondo degli Dei si colloca in un piano superiore a quello degli spiriti, simboleggia le Virtù con la V maiuscola, come l’Amore, ma le stesse virtù possono apparire capovolte nel loro significato sul piano materiale se c’è una forte influenza da parte degli esseri viventi del mondo spirituale, capaci di capovolgere il senso delle virtù a proprio piacimento.
Ho apprezzato molto la finezza simbolica presente in tre figure che si susseguono: prima l’immagine di Guido che cade a pezzi e non si riconosce più nel proprio nome ed identità. Questa è l’immagine della Torre che crolla, simbolo del vecchio Io che muore. Poi troviamo l’immagine della Morte con la falce che taglia il collegamento fra le cose e il loro significato, seguita dall’immagine di Guido che infila la testa dentro un fiume gelido e vede sul fondale un anziano grigio, coi capelli azzurri e la barba fatta di alghe. Questo è chiaramente il simbolo dell’Eremita. Ecco, non so se sono sfociate dall’inconscio dello scrittore o da studi meticolosi da lui fatti prima o durante la scrittura del romanzo, ma certo è che la figura della Torre, dell’Arcano senza Nome (noto come “la Morte”) e dell’Eremita sono tre archetipi fondamentali del “Viaggio dell’Eroe”, simboleggiati dai corrispondenti Arcani Maggiori dei Tarocchi e chiaramente ripresi da Jung e dall’intera branca della psicologia analitica da lui creata. La cosa incredibile è che più avanti compare anche l’immagine di Guido che vuole impiccarsi. L’ho interpretata come l’entrata in scena dell’arcano dell’Impiccato, che simboleggia un’altra fase fondamentale del Viaggio dell’Eroe, e cioè la necessità per un tratto di lasciarsi andare agli eventi, di seguire il flusso della vita senza opporsi ad essa.
E che dire della frase, bellissima e densa di significato, che dice Kabal: “Le Lande sono esattamente lo specchio della Materia”? E’ così davvero, e ce lo sta dimostrando bene la Fisica Quantistica. Le antiche tradizioni sapienziali, invece, lo sanno da sempre, e dicono: “Com’è in alto così è in basso, e com’è in basso così è in alto”.

Lasciamo Guido con la prima grande rivelazione che il Viaggio dell’Eroe gli fa, e cioè che agendo per il bene comune, alla lunga si migliora la vita del prossimo ma anche la propria. Guido prende coscienza di questo, ma sono sue anche queste parole: “Sapevo che tagliare i miei vincoli mi avrebbe tolto ogni appartenenza, ma non pensavo fosse così. In quest’epoca corrotta, chi non si schiera con qualcuno è nemico di tutti. Chi non si schiera con qualcuno viene fatto fallire”. E infine scopre che “nessuno è libero, chiunque vive su questa terra è incatenato, e che il prezzo della felicità è l’inconsapevolezza”.

 

Titolo: Eternal War. Vita Nova

Autore: Livio Gambarini

Editore: Acheron Books

Pagg.  260

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