Cristina da Pizzano: una femminista nel Medioevo

Il titolo di questo articolo parrà certamente un ossimoro: “femminismo” e “medioevo” paiono infatti in profondo conflitto tra loro. Siamo restii a immaginare l’epoca che segue la caduta dell’Impero Romano d’Occidente anche solo come un periodo in cui la donna aveva dei diritti, figuriamoci immaginarci una donna femminista! Eppure proprio nel medioevo la vicenda storica di Cristina da Pizzano trova terreno fertile per evolversi così come si è evoluta effettivamente: non senza fatiche, ma nemmeno con troppi ostacoli.

 

UNA VITA DEDICATA ALLA LETTURA

Cristina nasce a Venezia nel 1365. È figlia di un famoso medico e astrologo (al tempo le due cose non erano in contrasto) di origine bolognese, Tommaso da Pizzano. La famiglia, tre anni dopo la nascita della bambina, si trasferisce a Parigi, dove il padre è stato invitato a lavorare come medico e astrologo di corte.

La fortuna di Cristina risiede nell’avere un padre che le insegna a leggere e a scrivere e le trasmette gran parte del proprio sapere, cosa abbastanza insolita all’epoca, soprattutto per una donna. Non che nel medioevo la cultura generale degli uomini fosse di gran lunga superiore: spesso la competenza principale per un uomo nobile era il sapersi destreggiare nell’uso delle armi, tant’è che abbiamo notizia di nobili analfabeti. Tuttavia possiamo immaginare che alla maggior parte dei rampolli di sesso maschile almeno le basi essenziale della grammatica venissero insegnate.

Cristina ebbe inoltre libero accesso alla Biblioteca Reale del Louvre, da poco fondata, ma già allora una delle più grandi d’Europa.

 

Biblioteca Reale del Louvre

 

LA FAMIGLIA E L’ATTIVITÀ DI SCRITTRICE

Cristina si sposa molto presto, appena quindicenne, come abitudine dell’epoca, e dà alla luce tre figli, ma dopo dieci anni di matrimonio rimane vedova. La morte del marito è un duro colpo per lei, tuttavia non si perde d’animo e prende le redini della famiglia. Comincia un periodo particolarmente intenso in cui Cristina si ritrova a dover fronteggiare i creditori e i debitori del defunto marito: si ricorda in merito la causa intentata contro la Corona di Francia per gli stipendi arretrati del marito, mai pagati; una causa che durerà ben quattordici anni e che Cristina vincerà.

Nonostante le difficoltà, nel tempo libero si dedica alla lettura e alla scrittura, comincia a concepire opere che ben presto attirano l’attenzione di illustri personaggi. Cristina è ad oggi ritenuta la prima donna nella storia a divenire scrittrice di professione. Di lei abbiamo parecchi manoscritti autografi: persino le miniature sono effettuate dalla sua mano.

Tanto per farci un’immagine dell’intraprendenza, ma anche dell’indipendenza della donna, possiamo considerare che ad un certo punto la vedremo a capo di una bottega di scrittura, calligrafia e miniatura, presso cui prestavano servizio come apprendisti sia ragazze che ragazzi.

Le prime opere di Cristina sono per lo più composizioni poetiche, ma successivamente l’arte letteraria di Cristina coinvolge anche la politica: scriverà contro le tasse che opprimevano i ceti bassi.

 

Cristina da Pizzano ritratta da Tristan Rose

 

LA CITTÀ DELLE DONNE

Cristina non mancherà di toccare temi prettamente “maschili” per l’epoca, scrivendo un trattato sull’arte della guerra che raccoglie le testimonianze e i consigli di cavalieri e uomini d’arme esperti.

L’opera di Cristina entrerà pure nel dibattito relativo al gentil sesso. Cristina si meriterà così l’appellativo di “prima femminista della storia”: in modo elegante ed affilato canzonerà il mito della superiorità maschile.

“Dio mio, perché non mi hai fatto nascere maschio? Tutte le mie capacità sarebbero state al tuo servizio, non mi sbaglierei in nulla e sarei perfetta in tutto, come gli uomini dicono di essere…”

L’estratto riportato poco sopra deriva da quella che è la principale opera di Cristina sul tema, la Città delle Dame, in cui presenta una civiltà utopica in cui vivono numerosi personaggi storici femminili che sono state esempio di virtù per la loro epoca e per quelle successive. In un altro suo trattato, di carattere pedagogico-educativo, esorta l’uomo a trattare la donna con rispetto e a considerare la propria consorte come padrona di casa, non come serva.

 

LA VITA RELIGIOSA

Superati i cinquant’anni di età, Cristina decide di ritirarsi in un convento e per circa undici anni non scrive più nulla.

Nella sua ultima opera, scritta appena uno o due anni prima della propria morte e dedicata alla figura di Giovanna d’Arco, che in quegli anni sta guidando l’esercito del delfino di Francia in una campagna che stravolgerà le sorti della Guerra dei Cent’anni, Cristina scrive:

“Che onore per il sesso femminile, questo nostro regno salvato da una donna, cosa che cinquemila uomini non sono riusciti a fare.”

 

Giovanna d’Arco

 

 

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