Il partigiano americano. Una storia antieroica della Resistenza – Marco Patricelli

Marco Patricelli è nato nel 1963 a Pescara ed è uno storico di fama internazionale, esperto dell’Europa del Novecento e della Seconda guerra mondiale. Le sue ricerche hanno affrontato pagine in ombra della Seconda guerra mondiale, spesso ribaltando verità che apparivano consolidate. Ha insegnato storia dell’Europa contemporanea all’Università Gabriele d’Annunzio di Chieti-Pescara e collabora tuttora a giornali e riviste specializzate straniere, tiene lezioni, conferenze e seminari all’estero. È stato consulente storico per la Rai e dalle sue opere sono state tratte alcune docu-fiction su episodi del secondo conflitto mondiale. Insignito di diversi premi, tra i quali il Premio Acqui Storia 2010 e l’onorificenza di “Bene Merito” dal Consiglio dei ministri della Repubblica di Polonia per i suoi studi sulla storia polacca, non ha tralasciato la passione per la musica che lo ha portato, tra le altre cose, a diplomarsi al Conservatorio. Patricelli compone infatti musica sinfonica, pianistica e da camera. L’ultimo poema sinfonico, Spes, è stato scritto e orchestrato durante la pandemia da Covid-19.

 

Marco Patricelli

 

TRAMA

 

Renato Berardinucci è nato in America, terra della libertà e delle opportunità per i suoi genitori emigrati dall’Abruzzo, e per lui l’Italia è un luogo dell’anima. Visto da lontano il fascismo gli ha dato l’orgoglio delle origini, ma quando dal college di Philadelphia si ritrova al liceo classico di Pescara, l’amico Hans, ebreo viennese, gli apre gli occhi. Il devastante bombardamento di fine agosto 1943 e il disastro dell’8 settembre seguito dall’occupazione tedesca, lo spingono alla scelta della resistenza. Crea una banda partigiana formata da giovani come lui ai quali trasmette una carica ideale. È abile nei travestimenti, sfida più volte la sorte, e in uno scontro a fuoco uccide un ufficiale tedesco. Con l’arrivo degli Alleati decide di compiere un’ultima missione. La madre ha un presagio e vuole seguirlo. Lo vedrà morire mentre si sacrifica per salvare i compagni dal plotone d’esecuzione.

 

RECENSIONE

Il libro Il partigiano americano ha un titolo eloquente e un inizio immersivo, degno del cinema: un padre dall’animo cupo come l’inchiostro, un viaggio in auto nel silenzio più assoluto, fatta eccezione per i pensieri di vendetta di chi è annientato dal dolore. Un cognato che, avendo intuito il peggio, riesce a scongiurare il pericolo e a evitare ulteriori sofferenze e spargimento di sangue.

 

Renato Berardinucci

 

Il testo è una biografia che scorre e avvince come un romanzo. È la cronaca della morte annunciata di un giovane dai nobili ideali e dall’etica straordinaria, lasciato solo e allo sbaraglio in una situazione di estremo pericolo. La narrazione di Marco Patricelli è un piccolo capolavoro di intarsio, un alternarsi di testimonianze orali e di fonti documentali scandito dal ritmo del contrappunto a cui l’autore (che è anche musicista e compositore) sceglie di ispirarsi nel suddividere i paragrafi. Ed è scegliendo questa linea narrativa per contrasti che Patricelli ci racconta il clima in cui la vicenda matura, a cominciare dalla partenza dei genitori dall’Abruzzo verso l’America, alla ricerca di una vita migliore, che in effetti trovano: Renato, ultimo di tre figli ma unico a nascere a Philadelphia, diventa uno studente brillante sul quale i genitori ripongono molte speranze. L’autore con i suoi canti e controcanti ci fornisce un quadro preciso dell’ambiente il cui cresce il giovane, con l’immagine dell’Italia riscattata agli occhi degli italiani in America ad opera del fascismo contrapposta alla verità delle leggi razziali, della censura e, infine, della guerra.

 

Partigiani italiani nella Sconda guerra mondiale

 

Leggendo della vita amorevolmente ricostruita di Renato Berardinucci, Medaglia d’Oro della Resistenza, la prima domanda che viene da porsi è questa: che cosa definisce un “partigiano” tale? Può un semplice studente dalla mente acuta, inviato al paese natio dai genitori per evitargli di essere mandato in guerra e diventato leader di una banda improvvisata di cui, in pratica, fu l’unico membro attivo, essere definito “partigiano”?

Siamo abituati a considerare partigiani i combattenti di formazioni irregolari che, nel corso della Seconda guerra mondiale, dopo l’8 settembre, si opposero all’occupazione tedesca agendo principalmente nel Centro Nord della penisola. Questo libro sposta l’attenzione su un altro fronte, quello lungo la linea Gustav che passa in Abruzzo, lungo la quale tedeschi e alleati si affrontarono per mesi e molto duramente. Anche in questa zona operavano bande partigiane analoghe a quelle esistenti al Nord, nonché gruppi di volontari e/o ex combattenti del dissolto esercito italiano arruolati regolarmente negli eserciti Alleati secondo gli accordi di cobelligeranza previsti dall’armistizio di Cassibile del settembre ’43.

Renato Berardinucci si trovava sfollato a Picciano, a ridosso della linea Gustav: proprio lì il giovane raduna una piccola banda di coetanei, tenendosi in contatto e collaborando – in gran segreto – con gli Alleati, anche grazie alla sua perfetta padronanza dell’inglese. La sua opera di ausilio agli Alleati può quindi farlo annoverare a tutti gli effetti tra i partigliani, ossia tra coloro che lottarono per la libertà del proprio paese, fino all’estremo sacrificio finale.

 

Targa alla memoria di Berardinucci ad Arischia

 

Di Berardinucci si sa poco ed è per questo che dobbiamo essere grati all’Autore che gli ha ridato vita: una vita semplice ma ricca di dettagli straordinari e curiosi tanto che, come abbiamo detto prima, se ne potrebbe trarre un film. Purtroppo altri sconosciuti, che hanno ugualmente sacrificato la loro esistenza nel silenzio, nel corso della Seconda guerra mondiale, non hanno questa possibilità di uscire dall’oblio della memoria.

Molto interessante e ben documentata è anche la panoramica che l’Autore ci dà del periodo storico in cui è ambientata la vicenda: con il supporto dei documentari dell’Istituto Luce, dei verbali della censura (il famoso MinCulPop), integrando le informazioni con cenni biografici di personaggi dell’epoca, di semplici dispacci d’agenzia e tant’altro, Patricelli disegna uno scenario vivo su cui i personaggi si muovono ed interagiscono.
Storia dal vivo fatta con il confronto di diverse voci, comprese quelle dei testimoni: ancora più preziose quando si tratta di episodi che non trascendono l’ambito locale o che – per un motivo o per l’altro – non arrivano agli onori delle cronache, ma non per questo sono meno importanti.

Forse perché amo la storia dei personaggi semplici, di quelli che rendono umane le vicende che leggiamo sui libri di testo, ho amato molto questo libro e la figura di Renato Berardinucci. Struggente è anche la figura della madre che, nell’illusione di mettere il figlio al sicuro, lo porterà invece verso un destino terribile. Il protagonista di questo libro, così puro e idealista, incarna il simbolo dei valori “partigiani” (ossia di combattente per la libertà), valori che trascendono qualunque guerra ed epoca.

 

Titolo: Il partigiano americano. Una storia antieroica della Resistenza

Autore: Marco Patricelli

Editore: Ianieri Edizioni

Pagg. 245

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