Roma e il mondo ellenico: un rapporto di incontro e scontro tra influenze culturali e guerre!

 

Gli Etruschi e il periodo "orientalizzante"

I rapporti tra Roma e la Grecia risalgono agli albori della Storia dell’Urbe. A partire dall’VIII secolo a.C. la parte meridionale della penisola italica venne colonizzata da diverse spedizioni provenienti dalle più importanti poleis elleniche. Roma, secondo la tradizione, vide la luce nel 753 a.C. per opera del latino Romolo, primo leggendario sovrano capitolino. La colonizzazione greca influenzò tutte le comunità indigene italiche, trasmettendo modi di vivere, di combattere e di governare. Quando si dice che la Grecia fu la culla della civiltà, lo fu proprio in quanto possiamo ritrovare caratteristiche desunte dai greci in tutte le contemporanee e successive civiltà del Mediterraneo, ben prima dell’avvento del grande Alessandro di Macedonia che portò tale cultura ai confini del mondo conosciuto. Consideriamo ad esempio la superba arte vasaria greca, sviluppatesi dal primo millennio a.C. in poi, da quella che fu l’arte micenea per poi caratterizzarsi in diverse scuole di ceramica, assorbendo influenze orientali e facendole proprie. Straordinari vasi che furono commercializzati in tutto il Mediterraneo arrivando in posti impensabili. La Magna Grecia, virtuale insieme di tutte le colonie greche in Italia con l’esclusione della Sicilia, mantenne rapporti costanti con la madre patria. Le poleis “italiche” portarono nella penisola nuove forme di governo e stili di combattimento, produssero ed importarono arte che si diffuse tra le altre civiltà presenti. Gli Etruschi (VIII-III sec. a.C.), connessi fin dalle origini con Roma, furono in grado di accogliere elementi greci, pur conservando una loro esclusiva identità. Aspetti religiosi, artistici e militari ellenici confluirono nella cultura etrusca, arricchendola e perfezionandola in quella che possiamo definire come “fase orientalizzante“. Gli Etruschi non erano uno stato unitario ma erano organizzati in comunità indipendenti (poleis). Il loro pantheon contò ben presto nuovi Dèi, reinterpretati dalla tradizione ellenica. Combattevano con uno schieramento a falange, tipico greco. Gli opliti etruschi mostravano panoplie del tutto simili a quelle in uso negli eserciti dell’Ellade; il grande scudo rotondo, gli elmi di stile corinzio, le corazze in bronzo o in lino pressato. Tarquinio Prisco, sesto re di Roma, era etrusco ma figlio del nobile Demarato di Corinto. Salito al potere nel 616 a.C. governò fino al 578 a.C. inaugurando quella che possiamo definire “La grande Roma dei Tarquini“, per riprendere il titolo di un importante saggio dello studioso Giorgio Pasquali. Un periodo storico contrassegnato da una maestosa fioritura artistica per l’Urbe e da una spiccata attività commerciale. Questa visione testimonierebbe la forte influenza ellenica, riscontrabile negli elementi architettonici, in diversi ritrovamenti di templi dedicati a divinità greche e persino nella successiva “riforma” messa in atto da Servio Tullio. Questi regnò dal 578 al 539 a.C. e attraverso l’introduzione del censo diede vita a una profonda riforma timocratica della società romana, organizzando il popolus exercitus inteso come “coloro che erano in grado di portare le armi” in cinque classi alla base dei Comitia Centuriata (organo elettivo e in parte legislativo)  e dell’esercito. La primitiva legione, adottando le tattiche etrusco-greche, si mosse come una falange, almeno fino alla sconfitta delle Forche Caudine, occorsa in piena epoca repubblicana, nel corso della seconda guerra sannitica (326-304 a.C.). Alcuni studiosi intravedono proprio nella forma di governo repubblicana adottata dai quirites dal 510/509 a.C. in poi, ulteriori elementi tratti dalle esperienze governative delle poleis magnogreche.

 

Sarcofago di Thanunia Seianti British Museum, Londra

 

La decadenza etrusca e la nascita di una nuova potenza

Nel corso dei secoli VI e V a.C. le città etrusche e magnogreche della Campania subirono sempre più pressanti flussi migratori di comunità appenniniche di ceppo linguistico osco. Equi, Volsci, Sanniti, Sabini, attirati dalle migliori condizioni di vita offerte dalle zone costiere presero possesso di ampie fasce di territorio laziale e campano. Mentre gli Etruschi iniziavano il loro lento declino, segnato dalla mezza sconfitta navale di Alalia (contro i Focesi nel 530 a.C.) e dalla disfatta navale di Cuma (contro i sicilioti di Siracusa nel 474 a.C.), Roma boccheggiava nelle lotte intestine successive alla caduta del regime monarchico (508 a.C.). Prima Porsenna, re etrusco di Chiusi, poi la Lega Latina cercarono di estendere la propria influenza sull’Urbe che resistette, sconfiggendo gli ex alleati latini nella leggendaria battaglia del lago Regillo. Correva l’anno 493 a.C. e la creazione di Romolo si avviava a un graduale processo di egemonia sul Lazio e successivamente sull’intera penisola italica, iter costituito di guerre, conflitti e eventi traumatici come il saccheggio della città avvenuto nel 390 a.C. per opera del condottiero senone Brenno. Risale al 326 a.C. la conquista romana di Neapolis, ultima città magnogreca di Campania, rimasta tale anche in seguito alle calate appenniniche dei gruppi osci. Datata 282-275 a.C. è la guerra pirrica contro il leggendario condottiero epirota Pirro, re dei Molossi, chiamato in soccorso da Taranto. Un ennesimo incontro/scontro tra Roma e il mondo greco, anticipo dell’epopea “cartaginese” che vide i capitolini confrontarsi con quella che era da secoli la più grande potenza del Mediterraneo. Nel 264 a.C. esplose il primo conflitto punico. Il casus belli fu provocato dalla faccenda dei Mamertini, una brigata di mercenari italici che si era installata a Messina suscitando le ire funeste di Ierone, re di Siracusa. I Mamertini sconfitti dai siracusani accettarono l’aiuto dei Cartaginesi che occupavano la parte occidentale dell’isola, intorno alla città di Lilybaeum. Si pentirono subito dell’ingerenza punica nei loro affari. Chiesero dunque l’intervento di Roma. Il senato decise che valeva la pena immischiarsi negli affari siciliani, per limitare lo strapotere cartaginese nel Mediterraneo. I Siracusani si allearono a loro volta con gli eterni nemici punici ma alle prime avvisaglie di vento sfavorevole Ierone cambiò bandiera passando ai Romani. La guerra durò dal 264 al 241 a.C. e va ricordata per tre eventi principali: la grande vittoria del console Caio Duilio nella battaglia navale di Milazzo, la disfatta di Marco Attilio Regolo in terra africana e il trionfo di Lutazio Catulo nello scontro navale delle Isole Egadi che segnò la fine della guerra. Due cose da evidenziare. I romani vinsero per mare per ben due volte contro la più potente e addestrata flotta dell’antichità. Fatti che hanno dell’incredibile. Regolo fu sgominato in una battaglia campale dalle falangi comandate da Santippo, un condottiero mercenario spartano, ingaggiato per insegnare ai cartaginesi a combattere nella classica falange di stampo tebano o macedone. A tal riguardo ricordo che il Battaglione Sacro era uno speciale corpo formato di soli cittadini cartaginesi, organizzati appunto in una compatta falange oplitica.

« Apparve allora il Crimiso e si videro i nemici che lo stavano attraversando: in testa le quadrighe con le loro terribili armi e già pronte alla battaglia, dietro diecimila opliti armati di scudi bianchi e che, a giudicare dallo splendido armamento, dalla lentezza e dall’ordine con cui marciavano, si suppose che fossero Cartaginesi.» (Plutarco, Vite Parallele, Timoleonte, 27)

 

Il leone di Cheronea nel 2009. Nei pressi del luogo del suo ritrovamento è stata rinvenuta la tomba comune dei 254 caduti del battaglione sacro

 

 

L'egemonia di Roma richiede l'epilogo della Civiltà greca

 

Nel periodo successivo Roma fu impegnata nell’Adriatico contrastando le scorrerie delle flotte piratesche illiriche, una piaga che avrebbe contrassegnato la storia di quel tratto di mare ancora per molto tempo. La prima guerra illirica fu combattuta contro il regno di Teuta e si risolse facilmente a favore dei capitolini che allargarono la loro influenza nell’Epiro e in Dalmazia. Con una rapidissima carrellata passeremo sopra il secondo conflitto punico, datato 218-202 a.C., terminato con la roboante vittoria di Zama, il trionfo di Publio Cornelio Scipione l’Africano, la sconfitta del Barcide Annibale. Furono gli anni anche della prima guerra macedonica scoppiata nel 215 a.C. (subito dopo Canne) e andata avanti fino al 205. Filippo V, bizzoso e talentuoso sovrano macedone, alleatosi con Annibale, maturava il sogno di ripetere le imprese di Pirro in terra italica. Il suo tentativo di sbarco fu evitato dalla flotta romana. Subito dopo, sfruttando il malcontento delle poleis greche nei confronti dell’invadente “cugino” macedone, i romani riuscirono col minimo sforzo a tenere impegnato Filippo in patria contrapponendogli la Lega Etolica, Atene e Pergamo. La pace firmata a Fenice nel 205 a.C. non accontentò nessuno ma servì all’Urbe per riprendersi dalla guerra punica. Cinque anni più tardi nel 200 a.C. Filippo V riprese a guerreggiare con i nemici greci di sempre. Roma fu costretta ad intervenire, temendo che il sovrano macedone riprendesse in mano il progetto di sbarcare nel meridione della penisola italica. Fu mandato in loco il console Flaminino, un giovane cresciuto nell’ombra degli Scipioni, grande estimatore della cultura ellenica. Contando sui soliti alleati etolici, Flaminino intraprese qualche tentativo di pace per poi passare all’azione. A Cinocefale, in Tessaglia, nel 197 a.C. le legioni capitoline sbaragliarono le obsolete falangi macedoni. Il modo di combattere aveva subito una profonda evoluzione. Le lente falangi che avevano segnato le fortune di Alessandro Magno non potevano competere con il maggior dinamismo del manipolo romano. La seconda guerra macedonica durò dal 200 al 196 a.C. e si concluse con un trattato che sottrasse al controllo di Filippo la Tessaglia, lasciandogli però il trono di Macedonia. Flaminino dichiarò “libera” la Grecia e i greci lo adorarono quasi fosse un dio. Nel frattempo un altro bizzoso sovrano muoveva le sue pedine. Trattasi di Antioco III di Siria, erede dell’immenso impero seleucide costruito sui trionfi del “fu Alessandro”. I romani lo avevano tenuto buono nel corso del secondo conflitto macedone, chiudendo un occhio sulle sue ingerenze nelle faccende del regno tolemaico d’Egitto. Antioco III, consigliato dal redivivo Annibale, voleva espandere la propria influenza sulle città della costa anatolica occidentale e considerava la Tracia un suo possedimento di diritto. Nel 192 a.C. superò l’Ellesponto chiamato dagli Etoli. I vecchi alleati di Roma  non avevano mai accettato la pace firmata da Flaminino con Filippo V, considerata troppo blanda a fronte dei loro immensi sforzi. Parlavano dei romani non più come liberatori ma come padroni impertinenti. Un primo scontro tra l’esercito seleucide e quello capitolino avvenne alle Termopili e si tradusse in un disastro per Antioco III che se ne tornò a casa. Roma divenne famosa nella Storia per il suo spirito vendicativo. Nel 190 a.C. preparò la nuova guerra oltremare affidando le legioni al console Lucio Cornelio Scipione con l’ausilio in qualità di legato del fratello Publio Cornelio l’Africano. Potendo contare sull’alleanza con Pergamo e su Filippo V, gli Scipioni sgominarono Antioco III nella battaglia di Magnesia in Asia Minore costringendolo alla pace di Apamea (188 a.C.). Il sovrano seleucide fu costretto a pagare una fortissima indennità. Nuove ricchezze affluirono a Roma. Marco Porcio Catone il Censore, personalità di spicco della  politica romana, approfittò della situazione favorevole per assestare un durissimo colpo al circolo degli Scipioni, rappresentante a Roma del filoellenismo più marcato e giudicato “pericoloso” dalla frangia più conservatrice della nobilitas. Lo stesso Flaminino, grande amante della cultura greca, faceva parte di questo ambizioso circolo.

 

Il console Flaminio parla al consiglio degli Achei, Alessandro Allori

 

 

La nuova dimensione "ellenica" dell'Urbe

 

Le guerre puniche avevano proiettato Roma nel pieno della Magna Grecia e in Sicilia attraverso la conquista di città quali Taranto, Messina, Siracusa, grandi centri che si erano sviluppati dalle antiche e floride colonie elleniche. La raffinata cultura greca aveva invaso Roma contrapponendosi nettamente al tradizionalismo capitolino. Da un lato il trionfo delle arti visive, dei commerci, del cosmopolitismo, dell’individualità, dall’altro le antiche consuetudini dei patres, la visione contadina della società, l’uomo inteso nel collettivo, finalizzato al bene comune e non a quello del singolo. I due fratelli Scipioni furono accusati di malversazione nella gestione del bottino di guerra di Antioco III. L’Africano, affranto si ritirò a vita privata nella sua villa rustica di Literno, morendoci nel 183 a.C. Catone godette del successo temporaneo della sua azione ma l’ellenismo ormai faceva parte della società romana e l’individualismo tanto combattuto sarebbe esploso in tutta la sua potenza nei decenni successivi. Al 186 a.C. risale anche un curioso Senatus consultum ultimum de Bacchanalibus con il quale il senato proibiva il culto di Bacco (che prevedeva orge e deliri senza controllo) in tutta Italia. Peccato che Roma al periodo, pur detenendo una posizione di forza in Italia, doveva fare i conti con diverse comunità alleate o quantomeno in regime di parziale autonomia tra Municipia cum e sine suffragio, Colonie Latine, Colonie Romane e popoli foederati. Ricordo inoltre che gli italici non possedevano la cittadinanza romana, dunque di fatto erano esclusi dai diritti politici e civili garantiti dall’Urbe. Una situazione particolare, aggravata per di più dai provvedimenti contro i baccanali, che sfociò nella Guerra Sociale degli anni 91-88 a.C. Tornando ai rapporti tra Roma e la Grecia, quando nel 179 a.C. il vecchio Filippo morì, il trono macedonico fu preso da suo figlio Perseo, il quale con un imbroglio era riuscito a mettere fuori gioco il fratello Demetrio, l’erede designato dal Senato. Dal 171 al 168 a.C. il console Lucio Emilio Paolo fu impegnato in una nuova campagna in terra greca. La battaglia di Pidna decretò la fine di Perseo, trascinato in catene a Roma. La Macedonia venne divisa in quattro stati di poco conto. Rimaneva da regolare l’ambiguo comportamento della Lega Achea, un’alleanza politico-militare delle poleis del Peloponneso, un tempo fedele alleata di Filippo V, poi voltagabbana e passata sotto le insegne di Flaminino. Roma, esasperata dalla faccende elleniche ordinò alla Lega di consegnare mille personaggi sospetti tra cui lo storico Polibio. Sparta premeva per uscire dall’alleanza. Nel frattempo un tale Andrisco, spacciandosi per il figlio di Perseo mirava a una nuova guerra di Macedonia che scoppiò nel 148 a.C. Il pretore Quinto Cecilio Metello si sbarazzò di Andrisco e mise in pratica quanto ordinategli dal Senato, ovvero costringere Argo e Corinto ad uscire dalle Lega Achea. Il console Lucio Mummio si trovò a fronteggiare l’ultimo grande esercito della Grecia indipendente, lo sconfisse. Corinto, principale città dell’allenza fu rasa al suolo. Nel 146 a.C. la Macedonia divenne provincia romana, la Lega Achea venne sciolta e nelle poleis salirono al potere regimi oligarchici e aristocratici filoromani. Il governatore della Macedonia aveva facoltà di intervenire nelle dispute elleniche. Di fatto, la Grecia era ormai nella piena orbita romana.

 

La Lega achea nel 150 a.C.

 

Riassunto cronologico

264-241 a.C. – Prima Guerra Punica – Battaglie: Milazzo (Caio Duilio), Africa (M. Attilio Regolo), Isole Egadi (Lutazio Catulo)

241-218 a.C. – Prima Guerra Illirica (contro la regina Teuta) – 225 a.C. Battaglia di Telamone (Boi e Insubri) – Battaglia di Casteggio (Insubri) – Conquista di Mediolanum e fondazione di Piacenza e Cremona.

219 a.C. – Assedio di Sagunto da parte di Annibale

218-202 a.C. – Seconda Guerra Punica –  Battaglie:

Ticino (218) – ferimento di Publio Cornelio Scipione padre

Trebbia (218) – sconfitta di P.C. Scipione padre e Sempronio Longo

Trasimeno (217) – sconfitta di Gaio Flaminio

Canne (216) – sconfitta di Terenzio Varrone e Lucio Emilio Paolo

Metauro (207) – vittoria di Salinatore e Nerone contro Asdrubale Barca

Campi Magni e Zama (202) – vittoria di Scipione Africano contro Annibale

217 a.C. – Quinto Fabio Massimo Dictator dopo il Trasimeno.

215-205 a.C. – Prima Guerra Macedonia contro Filippo V – Pace di Fenice – Etoli, Pergamo, Atene

213-211 a.C. – Conquista di Siracusa (Marcello)

209-206 a.C. – P. C. Scipione in Spagna. Battaglie: Carthago Nova (209), Baecula (208), Ilipa (206)

200-196 a.C. – Seconda Guerra Macedonica – Flaminino console – Battaglia di Cinocefale

192-188 a.C. – Guerra Siriaca contro Etoli e Antioco III – Battaglie: Termopili e Magnesia – Pace di Apamea. (Lucio e Publio Cornelio Scipione)

187-183 a.C. – Processi agli Scipioni – Marco Porcio Catone – Morte di Scipione Africano a Literno

186 a.C. – Senatus consultum ultimum de Bacchanalis

171-168 a.C. – Terza Guerra Macedonica – Battaglia di Pidna – Perseo contro Lucio Emilio Paolo.

148-146 a.C. – Quarta Guerra Macedonica contro Andrisco – Guerra Acaica. Scioglimento Lega Achea e Macedonia provincia romana.

Bibliografia

 

– “Fonti per la Storia Romana”, G. Geraci, A. Marcone. Le Monnier Università.

– “Storia romana”, G. Geraci e A. Marcone. Le Monnier Università.

– “I Grandi Nemici di Roma Antica”, Philip Matyszak. Newton & Compton Editori.

– “Le grandi battaglie tra Greci e Romani”, Andrea Frediani. Newton Compton Editori.

 

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