I Geroglifici: manuale per leggere la scrittura egizia – Luca Peis

Luca Peis è venuto alla luce a Torino nel 1969. Ha conseguito la laurea in Architettura con un piano di studi riguardante la storia dell’architettura delle civiltà antiche. Egittofilo, dal 1984 fa parte dell’Associazione Amici Collaboratori del Museo Egizio (ACME) di Torino e con la stessa dal 2016 tiene una serie ordinata e metodica di lezioni sulla lingua egizia e la scrittura geroglifica. Ha dato alle stampe Il papiro di Kha (2017) e Peremheru. Il Libro dei Morti nell’antico Egitto (2014), pubblicato pure in francese nel 2015.

 

Luca Peis

 

Di particolare importanza per una piena comprensione del testo I Geroglifici: manuale per leggere la scrittura egizia (stampato nel mese di novembre del 2018) è sia l’introduzione dell’autore che la presentazione del medesimo da parte dell’editore nella quarta di copertina. Nell’introduzione Luca Peis afferma che: «Jean-François Champollion, dopo mesi di sfibrante studio trascorso tra appunti e trascrizioni di testi geroglifici, ebbe all’improvviso la certezza che le intuizioni e le idee da lui elaborate avevano avuto piena conferma. Ce l’aveva fatta, l’enigma dell’interpretazione della scrittura geroglifica era finalmente risolto! I resoconti dell’epoca, di sicuro alquanto romanzati, narrano che dopo una corsa trafelata egli entrò nello studio del fratello maggiore, Jacques-Joseph, esclamando in preda all’eccitazione Je tiens l’affaire!, per poi svenire esausto. Era il 14 settembre 1822: dopo secoli d’oblio veniva individuata la chiave di lettura della lingua egizia e della scrittura geroglifica. Nasceva così l’Egittologia. La civiltà egizia, con le sue straordinarie vestigia, fu dunque riscoperta nel XIX secolo, ma in poco tempo fece nascere quella che si può definire una vera e propria egittomania, tanto da affascinare ancora oggi i numerosi visitatori che si recano in Egitto o presso le collezioni egizie presenti nei musei di tutto il mondo.

 

Jean-François Champollion

 

Le inconfondibili opere architettoniche ed artistiche, il potere assoluto di un sovrano considerato come un dio, i misteri di una religione costellata di divinità dal volto animale e l’incrollabile credo in un eterno ed immutabile aldilà, rappresentano gli elementi salienti di una società che seppe attraversare, senza sostanziali mutamenti, più di tremila anni di storia. Vi è però un aspetto di questa civiltà che ha appassionato per secoli letterati, uomini di scienza e semplici curiosi, ed è l’interpretazione dell’antica lingua egizia, la cui scrittura, ritenuta erroneamente per secoli pregna di sola valenza simbolica, fu svelata per la prima volta proprio dal giovane Champollion. Le condizioni climatiche dell’Egitto sono state caratterizzate, fin dall’antichità, da un clima particolarmente secco ed asciutto che ha permesso di preservare in maniera straordinaria non solo i templi, le statue e le tombe ipogeiche, ma soprattutto le numerose iscrizioni incise sui più disparati supporti scrittori: la pietra, il legno, le pareti intonacate dei sepolcri, i vasi di terracotta, gli ostraka, le bende e, naturalmente, i rotoli di papiro. Tra tutti i popoli dell’antichità, quello egizio rappresenta la civiltà di cui si è conservato probabilmente il maggior numero di documenti scritti: dai testi amministrativi a quelli storico/propagandistici, dai trattati medici a quelli matematici, dalle formule magiche e religiose a quelle funerarie. Si tratta effettivamente di una documentazione di vasta e varia natura, che necessita ancora di essere letta e studiata completamente, considerando anche quei testi che sono presenti nei magazzini dei musei e che, per mancanza di spazio o di adeguati e costosi restauri, non sono stati mai esposti al pubblico. Affrontare la traduzione delle lunghe colonne di testo che compongono un papiro funerario, o le iscrizioni presenti su sarcofagi, statue, colonne e pareti di un tempio, sembra essere oggi prerogativa esclusiva degli egittologi e di coloro che, per corso di studi o approfondimento personale, hanno avuto modo di studiare la lingua egizia e la sua grammatica. Per tutti gli altri la bellezza e il fascino di poter leggere e comprendere un testo scritto in caratteri geroglifici sembrerebbero assolutamente preclusi ma, in realtà, non è così. Senza dover ricorrere a voluminosi e complessi volumi di grammatica, con un minimo di informazioni basilari, quella che per secoli è stata un’enigmatica scrittura adesso può essere studiata e compresa da chiunque.

 

Il dio egizio Thot

 

Gli appunti di grammatica egizia che proponiamo attraverso questa pubblicazione hanno proprio tale obiettivo: con la spiegazione di alcuni semplici elementi di base e la selezione di opportuni esempi pratici, si cercherà di comprendere le regole ed i segreti che costituiscono questa antica lingua. Per rendere più chiari gli esercizi e le spiegazioni delle norme grammaticali si è scelto di utilizzare schizzi a mano libera, schemi e foto di alcuni reperti esposti nel Museo Egizio di Torino che, per la ricchezza e varietà dei papiri e dei reperti custoditi, risulta essere la seconda collezione egizia più importante al mondo dopo quella del Cairo. Il testo, dopo alcuni brevi cenni relativi alla nascita e all’uso della scrittura nell’antico Egitto, formulerà un’ipotesi sul perché il dio Thot donò all’uomo proprio questa tipologia di scrittura. Si cercherà di capire come e dove veniva istruito uno scriba, cosa studiava e cosa scriveva per prepararsi a svolgere uno tra i mestieri più ambiti e remunerativi. Si ripercorrerà la lunga e difficoltosa strada che portò, nel corso dei secoli, alla lenta riscoperta della chiave di lettura della scrittura geroglifica, culminata nell’Ottocento con gli studi del padre dell’egittologia J.F. Champollion. Dopo questa introduzione storica, atta ad evidenziare come i numerosi caratteri figurati non siano che una sorta di antesignana Description de l’Égypte, un’istantanea di tutto ciò che costituiva il mondo quotidiano di un antico Egizio, si affronterà l’argomento centrale del libro: la grammatica (nomi, aggettivi, tipologie di frasi, ecc.). Tali sintetiche regole grammaticali saranno corredate da diversi esercizi per l’auto-apprendimento e da relativi esempi abbinati ad immagini esplicative. Al termine del libro saranno riportate tutte le correzioni degli esercizi relativi ai singoli argomenti, ma soprattutto sono stati inseriti tre capitoli di uso pratico per il lettore: uno per conoscere come venivano rappresentati i numeri e le date nelle iscrizioni, uno per individuare le titolature reali ed i cartigli ed infine uno sulle cose essenziali da sapere per visitare un museo o una collezione egizia. Con l’intento di fungere da vero e proprio manuale da portare al seguito, abbiamo poi allegato un elenco dei cartigli dei faraoni più importanti ed un dizionario con i termini egizi utilizzati nel testo. Questo permetterà a chi vorrà, per interesse o semplice curiosità, di avvicinarsi all’affascinante mondo dell’antico Egitto, cimentandosi nella traduzione di brevi e semplici testi. Il lettore, completando il percorso proposto capitolo dopo capitolo, avrà la possibilità di effettuare una breve panoramica sulla lingua egizia che gli consentirà, con buona soddisfazione, di leggere semplici iscrizioni geroglifiche, cartigli reali e nomi di persone vissute migliaia di anni fa. Gli antichi Egizi credevano fermamente nel potere della scrittura e nella sua capacità di rendere reale ciò che rappresentava attraverso i suoi caratteri figurati. Siamo dunque certi che imparando a leggere i geroglifici potremo realizzare il loro sogno più grande: quello di poter essere ricordati in eterno e di continuare serenamente la vita nell’aldilà. Leggerne i nomi permetterà loro, idealmente, di continuare a vivere in uno splendido oltretomba, di lavorare felici nei Campi Iaru e ristorarsi sotto una tenda, godendo della dolce brezza del vento del Nord».

 

Campi di Iaru

 

Invece nella presentazione dell’opera da parte dell’editore lo stesso dichiara che: «Gli Egizi, nella loro scrittura, vollero rappresentare con estremo realismo il mondo che li circondava. I caratteri geroglifici formavano quelle che essi chiamavano le parole del dio: leggendole e pronunciandole, queste magicamente avrebbero ripreso vita, facendo divenire reale il loro intrinseco significato. Caduti per secoli nell’oblio e considerati unicamente simbolici, questi segni tornarono ad essere interpretati grazie agli studi di J.F. Champollion e oggi, a quasi duecento anni di distanza, non ci appaiono più così criptici. Attraverso questa semplice grammatica, con esempi esplicativi e un agile dizionario, carpiremo i segreti di questa affascinante lingua, ma soprattutto scopriremo ciò che è indispensabile sapere per visitare con soddisfazione un museo o una collezione egizia».

Si ritiene che quanto detto sia nell’introduzione dall’autore sia nella presentazione del volume da parte dell’editore abbia spiegato a sufficienza scopi e finalità del libro preso in esame. Di grande utilità risultano gli esercizi finali, i cartigli reali, la corposa bibliografia e il dizionario geroglifico-italiano. Un testo meritevole di attenzione che si consiglia di leggere e/o regalare a coloro che sono interessati a conoscere e studiare la scrittura geroglifica dell’antico Egitto.

Titolo: I Geroglifici: manuale per leggere la scrittura egizia

Autore: Luca Peis

Editore: Graphot

Pagg. 304

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