L’Impero Romano raccontato ai ragazzi… e non solo! – Adriano Di Gregorio

Immaginate che, durante un caldo e noioso pomeriggio d’estate, suonano alla porta. Quando andate ad aprire, trovate un vostro amico che è stato appena mollato dalla fidanzata. Siccome ha bisogno di parlare, con tanto di occhi lucidi vi racconta tutto quello che è successo. Dopo un paio d’ore finalmente decide di tornarsene a casa. Non fate nemmeno in tempo a buttarvi esausti sul divano, che suonano di nuovo alla porta. Appena andate ad aprire, venite assaliti da un brivido freddo: è la fidanzata dell’amico di prima… di male in peggio. “Non credo che vorrà raccontarmi tutto da capo?”, pensate. Indovinato! Mentre parla, però, succede una cosa strana: vi accorgete che le due versioni non coincidono per nulla. Ma perché? Chi mente? Non mente nessuno dei due, perché ognuno racconta la propria storia.

Recensione:

Mi piacerebbe iniziare questa riflessione sul testo L’impero romano raccontato ai ragazzi… e non solo! con una piccola premessa in merito all’impegno dell’autore. Adriano Di Gregorio è un docente siracusano che, dopo tantissimi anni di insegnamento a vari livelli, ha deciso di dedicarsi a una difficoltosa quanto lodevole missione: trasmettere l’amore per lo studio ai ragazzi, partendo da un punto di vista più vicino al loro.

Tutti noi siamo stati ragazzi liceali e il più delle volte ci siamo scontrati con programmi obsoleti, insegnamenti ostici e professori forse più annoiati degli stessi studenti, rinchiusi in gabbie fatte di vecchi sistemi, imbrigliati nel tran-tran quotidiano, dimentichi dell’amore e dell’entusiasmo che avevano provato il primo giorno che erano riusciti a trasmettere il proprio sapere a menti, si presupponeva, avide di ricevere. Ma qualcosa, col tempo, è andato storto, la fiamma si è spenta, l’entusiasmo è scemato e quello che si trasmette diventa pesante, dall’uno e dall’altro lato della cattedra.

 

Adriano Di Gregorio

 

Immagino lo sguardo di Adriano Di Gregorio che vaga nella classe in cerca di un barlume di interesse, di una fiamma negli sguardi degli studenti, che si interroga su cosa possa fare per riaccenderla. Ed ecco che una piccola idea diventa un piano ben definito e articolato: avvicinarsi ai ragazzi attraverso i mezzi che essi stessi utilizzano e trasferire le sue lezioni frontali dall’aula al web. Un gesto coraggioso e rivoluzionario in un tempo in cui il web non è certo il mezzo, diciamocelo, dove cercare contenuti di qualità. E invece lui ci dimostra che possiamo rivalutare questi canali, renderli veramente utili a qualcosa e portarli dalla parte della cultura.

Partendo da questa idea innovativa, Di Gregorio ha fatto un ulteriore passo avanti e ha deciso di trasferire su carta con lo stesso stile colloquiale, alla mano e intrigante le lezioni che aveva registrato su YouTube. Per raggiungere al meglio il suo scopo, ovviamente, utilizza un linguaggio informale, alla portata di tutti, senza termini artificiosi o complessi, con una sintassi semplice e che ricalca il parlato, un tono spesso ironico ma non scevro da una raffinata forma critica.

Ho voluto per prima cosa sottolineare maggiormente i pregi rappresentati da questo aspetto del saggio, anche se il lavoro di Adriano Di Gregorio non si limita solo a questo. Esso si articola, infatti, su un doppio piano: da un lato l’interesse principale per cui è nato il libro, ovvero, come abbiamo detto, quello di semplificare e rendere fruibile l’argomento ai ragazzi, dall’altro la possibilità di sfatare alcuni miti che ci hanno accompagnato da sempre e il desiderio di riscattare alcuni personaggi ingiustamente bistrattati.

Non mi soffermerò a riassumere l’argomento del saggio, ovvero il periodo storico che abbraccia, dalla nascita dell’Impero Romano all’anno mille: in linea di massima tutti, a scuola, chi più approfonditamente, chi più superficialmente, abbiamo avuto modo di conoscere le vicende dell’impero più famoso di tutti i tempi. Sarà più interessante, invece, analizzare il punto di vista dell’autore su altri temi che, attraverso la narrazione, approfondisce con attenzione. Partendo proprio dalla metafora che troviamo nel risvolto di copertina, per prima cosa Di Gregorio si interroga legittimamente su un punto: dove sta la verità, anche quella storica? Se possiamo a buon diritto credere che la storia venga scritta e tramandata dai vincitori, che attendibilità possono avere i testi che abbiamo sempre preso come fondamento storico?

 

Nerone che compone versi sulla Roma in fiamme

 

L’autore ci presenta, quindi, una verità “scomoda”:

«Quando leggiamo dello scontro tra i senatori – descritti come uomini onesti, tutti d’un pezzo e difensori della libertà – e gli imperatori – descritti invece come personaggi violenti e sanguinari che ogni tanto incendiano la città – ricordiamoci sempre che a parlare sono soltanto i nobili».

Perché “scomoda”?  Perché analizzando la situazione, ci rendiamo conto che la riflessione è applicabile a tutti i periodi storici, compreso quello che stiamo vivendo attualmente. È vero che oggi, per fortuna, abbiamo a disposizione i mezzi per poterci informare personalmente, ma a mio avviso dobbiamo sempre tenere a mente questa riflessione che emerge dall’analisi del Di Gregorio: come facciamo a sapere se ci troviamo di fronte a una notizia faziosa?

A quanto pare i “vizi” storici non vengono meno, potremmo dire che “la storia non ci ha insegnato nulla” e invece l’autore, a mio avviso, vuole portarci proprio a un’altra riflessione: se guardiamo al passato con occhio critico, senza farci condizionare, riusciamo a emettere giudizi (se proprio dobbiamo) imparziali e, di conseguenza, a vedere la realtà che ci circonda con più chiarezza. È questo il valore dello studio degli avvenimenti passati.

E dunque: Nerone era davvero un imperatore folle e sanguinario? Giulio Cesare era un grande eroe? Le orazioni di Cicerone potevano considerarsi imparziali? Le “invasioni barbariche” sono state davvero sempre e solo delle “invasioni”?

L’autore ci mette davanti al fatto compiuto immediatamente. Infatti, ci confessa che gli storici che hanno narrato le vicende dei primi secoli di Roma, compresa la fondazione, non sono affatto attendibili e che la storia romana, così come la leggiamo nei libri scolastici,

«è un misto di leggende e storielle tramandate per secoli che però, in maniera assolutamente sorprendente, sono state confermate dagli scavi archeologici».

Continua più avanti:

«Con gli storici successivi va addirittura peggio! […] Sallustio era un uomo di partito, fedelissimo di Cesare […] Tito Livio era un amico e fan di Augusto, Tacito era un uomo del senato, oltre a essere super raccomandato dal potente suocero. Per non parlare degli storici cristiani, come Lattanzio ed Eusebio di Cesarea, i quali, attraverso le loro opere, portarono avanti una chiara missione evangelizzatrice».

Partendo da questi presupposti, con la leggerezza e il lessico tipico dei giovani, il testo ci invita ad approfondire, dunque, la verità storica e ci narra le vicende dalle origini alla caduta dell’Impero Romano senza condizionamenti e prese di posizione, rendendo giustizia a figure dimenticate o bistrattate o ridimensionando figure considerate ingiustamente “grandi”. Diamo a Cesare quel che è di Cesare, giusto?

 

L’assassinio di Cesare

 

Ma l’analisi storiografica dell’autore si spinge anche oltre, toccando l’ostico problema delle datazioni: è giusto considerare il 476 d.C. come anno della caduta dell’Impero? Probabilmente no. O meglio, le datazioni sono sempre necessarie per strutturare e incasellare i programmi scolastici (l’autore cita anche, come esempio, la difficile datazione della fine del medioevo, attestata nel 1492, data della scoperta dell’America, quando già la società aveva perso da tempo quasi tutte le caratteristiche del periodo medievale) ma, appunto, possiamo confinare questo tipo di analisi nell’ambito accademico e lasciare che le ere si configurino per quello che sono: graduali, liquide, con caratteristiche che scemano o che si configurano a poco a poco.

«Questi contenitori – Medioevo, Età antica, Rinascimento e tanti altri – sono stati inventati dagli storici parecchi secoli dopo, all’insaputa delle persone che li hanno vissuti. Un nobile croato, un guerriero trace o un mercante siciliano del VI secolo non immaginavano nemmeno che fosse passata un’epoca. Certo… capivano che i bei vecchi tempi erano passati, ma si sentivano ancora profondamente romani».

Ben venga, dunque, questa analisi aperta e intellettuale sul periodo, la storiografia, la datazione, per sviluppare nei ragazzi uno spirito critico e una mente analitica.

La pregevolezza dell’opera del Di Gregorio è indubitabile, per questo gli si può perdonare qualche piccolo dialettalismo e, solo a volte, un’eccessiva semplificazione linguistica. È vero che i ragazzi che hanno difficoltà nello studio e un lessico più limitato traggono grandissimo vantaggio da questa trattazione linguisticamente esemplificata, ma è anche vero che è lo studio stesso che aiuta i ragazzi ad ampliare il loro vocabolario e s migliorare la loro sintassi. Pertanto, nell’ottica di una diffusione maggiore sul territorio, magari come dispensa integrativa ai libri di testo ufficiali, immagino questo volume (e quelli che verranno, penso e spero) come un bel manualetto, magari corredato di foto, illustrazioni e schede tecniche, in tutte le scuole superiori del bel paese e quindi scevro da elementi che lo releghino a un territorio limitato, ma semplicemente come valore aggiunto a un’opera già di per sé di grande qualità.

Concludo consigliando, dello stesso autore, anche La Storia raccontata ai ragazzi… e non solo!: Esperimento di sopravvivenza didattico-culturale. Dall’anno 1000 al 2000, ideale “sequel” del saggio qui analizzato ma, in realtà, scritto e pubblicato in precedenza, in attesa delle prossime e meritevoli pubblicazioni.

 

Titolo: L’Impero Romano raccontato ai ragazzi… e non solo! 

Autore: Adriano Di Gregorio

Editore: Algra

Pagg. 168

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