Michael Jursa è docente di Storia del Vicino Oriente antico all’Università di Vienna.

 

Michael Jursa

 

Di particolare importanza per una piena comprensione del testo I babilonesi (pubblicato nel mese di marzo del 2021) è sia l’introduzione dell’autore che la presentazione dello stesso da parte dell’editore nella quarta di copertina. Nell’introduzione Michael Jursa afferma che: «L’esortazione contenuta nelle prime righe della saga babilonese di Gilgamesh a contemplare le meraviglie dell’antica città di Uruk, del tempio e delle possenti mura, rappresenta per i lettori un invito a percorrere due millenni di storia e di cultura babilonese. Per un certo tempo Babilonia ha dominato politicamente l’intero Medio Oriente antico, dall’altopiano dell’Iran fino al Mediterraneo orientale, esercitando su quest’area un’influenza culturale ben più duratura. La sua tradizione scientifica ha influito molto sull’antichità classica, e continua a farlo in parte anche oggi attraverso la mediazione della cultura greco-romana; l’influenza della cultura babilonese sull’Antico Testamento, poi, è addirittura immensa. Perciò questa cultura è divenuta indirettamente una parte importante dell’eredità giudaico-cristiana occidentale. Se si cercasse però, come a volte accade, di giustificare gli studi sulla civiltà babilonese soprattutto per l’importanza che essa ha avuto nello sviluppo della nostra tradizione, non si renderebbe affatto giustizia all’oggetto di ricerca. La civiltà babilonese è una delle prime grandi culture dell’umanità. Ha lasciato in eredità una letteratura ricca e unica nel suo genere, che rappresenta la chiave di lettura di parti importanti della prima metà della storia. Non occorre alcuna motivazione esterna per occuparsi di Babilonia. L’antica terra tra i due fiumi, la Mesopotamia, ha prodotto, in età precristiana, tre grandi civiltà: quella sumerica, quella babilonese e quella assira.

 

Porta di Ishtar. Pergamon Museum, Berlino

 

I sumeri, secondo l’evidenza storica, furono i primi abitanti della terra racchiusa tra Tigri ed Eufrate. Nella Mesopotamia meridionale, vale a dire nel territorio che corrisponde all’attuale Iraq meridionale, essi crearono una delle prime civiltà cittadine, e nel 3000 a.C. inventarono, probabilmente per primi, la scrittura. La cosiddetta scrittura cuneiforme – che deriva il suo nome dalla particolare forma dei caratteri, incisi sull’argilla con uno stilo appuntito – venne poi tramandata dai sumeri ai babilonesi e agli assiri (nonché ad altri popoli), e la letteratura tradizionale, imprescindibile dalla scrittura, divenne la caratteristica principale di tutte le antiche culture mesopotamiche. Da qui la decisione di circoscrivere il tema di questo volume. Il libro prende in considerazione il periodo che va dal 2000 a.C., quando il babilonese sostituì il sumerico come lingua principale nella Mesopotamia meridionale, alla fine della cultura del cuneiforme in quest’area, che coincide più o meno con la nascita di Cristo. Per l’area mesopotamica le lingue valgono a stabilire differenze in modo più utile che non la stessa appartenenza etnica. Il babilonese è una varietà dell’accadico, lingua che, a partire più o meno dal 2000 a.C., va differenziata in una forma meridionale, il babilonese appunto, e in una varietà parlata nel nord della Mesopotamia, l’assiro. La presenza di parlanti dell’accadico, una lingua semitica, è documentata in Mesopotamia già nel III millennio a.C., ma solo intorno al volgere di quel millennio la loro lingua si affermò nei confronti del sumerico, lingua non semitica in via di estinzione: cominciava così la fase babilonese della storia della Mesopotamia. La sintesi proposta in queste pagine si fonda su una scelta soggettiva delle numerosissime fonti. L’enorme concentrazione di prove storico-filologiche è inevitabile nel campo di cui stiamo parlando, perché è la tradizione scritta a conferire a Babilonia la particolare posizione che occupa nei confronti delle altre culture antiche. Rispetto alla tradizionale storia politica in senso stretto, si è concesso più spazio a un’analisi della società, dell’economia, della religione, della scienza e della letteratura babilonese, perché questi temi sono più adatti degli elenchi di re e battaglie a presentare le caratteristiche specifiche della civiltà babilonese. Da qui in avanti le datazioni si intendono prima della nascita di Cristo, se non diversamente specificato. Per quanto riguarda i sovrani, vengono fornite le date dei regni, non quelle di nascita e di morte. La cronologia assoluta del II millennio non è ancora del tutto accertata; personalmente ho seguito la cosiddetta cronologia media. È possibile che gli anni che vanno fino al 1400 circa debbano essere corretti di qualche decennio. Nelle citazioni da testi originali ho contrassegnato con … le omissioni, con parentesi tonde (…) le integrazioni volte a completarne il senso, e con parentesi quadre […] i passaggi andati perduti per corruzione dei testi originali».

 

Mushkhusshu, il drago serpente raffigurato sulla porta di Ishtar – Pergamon Museum, Berlino

 

Invece nella presentazione dell’opera da parte dell’editore il medesimo dichiara che: «Al di là dei miti e dei pregiudizi, quella babilonese è stata, fra le civiltà antiche, una delle più prestigiose. Fiorita in Mesopotamia fra il III e il I millennio a.C. essa ha lasciato una traccia profonda in molti campi del sapere, in particolare nelle scienze, nella medicina, nella matematica. Fama imperitura si conquistò il re Hammurabi, il quale nel XVIII secolo a.C. trasformò Babilonia in un regno grande e stabile istituendo un codice di leggi sistematico. Questo libro offre una chiara introduzione all’economia, alla società, alla religione e alla cultura dei babilonesi. Un racconto affascinante che si conclude con il tramonto di quella civiltà nella battaglia contro i persiani nel VI secolo a.C.».

Si ritiene che quanto detto sia nell’introduzione dall’autore sia nella presentazione del saggio da parte dell’editore abbia spiegato a sufficienza scopi e finalità del libro preso in esame. Di grande utilità risultano l’indice dei nomi e delle cose notevoli, la cronologia, la bibliografia e le due cartine. Un volume meritevole di notevole attenzione che si consiglia di leggere e/o regalare a coloro che sono interessati alla storia del Vicino Oriente antico.

 

Titolo: I babilonesi 

Autore: Michael Jursa

Editore: Il Mulino

Pagg. 142

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