Intervista allo scrittore Pasquale Franco

Franco PASQUALE, nato a Chieti nel 1953, dopo aver frequentato il liceo ginnasio “G.B. Vico” si è trasferito a Roma dove ha conseguito la Laurea in Giurisprudenza presso l’Università La Sapienza. Nel frattempo ha collaborato come giornalista pubblicista con diversi quotidiani scrivendo anche su pagine nazionali.

Pubblicati alcuni saggi anche di carattere tecnico-giuridico, ha poi abbandonato la scrittura professionale ed intrapreso l’attività di imprenditore. Attualmente è socio ed  amministratore di una impresa edile con sede a Pescara dove risiede da molti anni.

Tornato, per hobby alla scrittura, ha pubblicato:

– Tu eri come il fiume inevitabile, Noubs, Chieti, 2012

– Affinità (S)elettive, Carabba,  Lanciano, 2013

– L’amore è un contrattempo, Noubs, Chieti,  2013

– Spiegami questo amore, Tabula Fati,  Chieti, 2016

– Quei primi passi sulle acque del lago, Tabula Fati, Chieti , 2017

Ha inoltre curato la silloge di Autori Vari: Rigopiano la Terra e la Neve, Tabula Fati, Chieti, 2017 e l’altra, sempre di Autori Vari: I Racconti di Palazzo Perenich, Tabula Fati, 2019.

 

Pasquale Franco

Nell’agosto 2020 esce il suo ultimo lavoro, il romanzo storico “Il Diario di Nerone”, edito da Ianieri. Nello stesso giorno Solfanelli editore pubblica il volume “Raccordi e Interferenze. Dialoghi con donne e uomini abruzzesi”. Una sorta di interviste impossibili in cui autori abruzzesi dialogano con personaggi famosi nati in Abruzzo. Franco Pasquale intervista Ponzio Pilato, nativo di Bisenti.

E’ autore di recensioni e pre/postfazioni e funge da relatore nelle presentazione di volumi di altri autori.

E’ presente, con suoi interventi, in antologie, raccolte di racconti o di poesie curati da critici o da altri scrittori e poeti.

Ha vinto premi e ottenuto segnalazioni o è stato finalista in molti concorsi di scrittura anche a livello nazionale. Anche quest’anno, con il DIARIO DI NERONE, edito da Ianieri, è in corsa quale finalista al Premio per l’Editoria Abruzzese.

 

SINOSSI DE “IL DIARIO DI NERONE”

 

Anno 69 d. C., Roma è nel caos.
Nerone, un anno prima, si è suicidato senza lasciare eredi, e ora Galba, Otone, Vitellio e Vespasiano si contendono il trono di Roma.
Mentre imperversa la guerra civile, Claudia Atte, la schiava e poi liberta, devota amante di Nerone, cerca e trova il manoscritto in cui il suo padrone fin da bambino ha annotato gli eventi fondamentali della propria vita.
Un diario in cui, dunque, l’imperatore passato alla Storia come il più folle e crudele, la bestia, il 666, l’anticristo, racconta dal suo punto di vista gli avvenimenti salienti della sua esistenza: l’infanzia in cui era solo Lucio Domizio Enobarbo, destinato a restare ai margini della sua famiglia potente, e poi l’amore per le arti, gli intrighi di palazzo della madre Agrippina, l’inaspettata ascesa al potere, l’incendio della Suburra, le congiure contro di lui e, soprattutto, la sua idea di Roma.
Il Diario di Nerone non è un romanzo con uno sfondo storico, ma è la grande Storia che si fa romanzo.
Grazie alla meticolosa ricostruzione storica di Franco Pasquale possiamo assistere in diretta agli avvenimenti che posero per sempre fine alla dinastia giulio-claudia, e possiamo farlo da un punto di vista privilegiato: Nero pro domo sua. Una domus aurea.

 

INTERVISTA AUTORE

 

D1. Quando e perché è nato il suo interesse per la Storia antica ed in particolare per quella romana?

Oserei dire direttamente sui banchi della scuola elementare. La passione per la Storia è poi continuata sia alle medie che al liceo, tanto è vero che all’esame di Stato (all’epoca si potevano portare all’orale due materie a scelta) scelsi la Storia e l’Italiano. Anche all’Università, – Giurisprudenza a Roma, La Sapienza, – ho sempre avuto un debole per le materie storico-giuridiche, quali Storia del Diritto Romano, Storia del Diritto Italiano, materia nella quale ho sostenuto anche la tesi con il Prof. Giovanni Cassandro. Ovviamente, un interesse particolare avevo anche per le Istituzioni di Diritto Romano.

 

D2. Perché ancora oggi Roma antica suscita un notevole interesse anche fra chi non svolge la professione di archeologo o di storico?

Credo che al di là di ogni retorica, la città di Roma non può non esercitare su tutti indistintamente un sincero interesse culturale perché il fascino dell’antichità coincide con la vera origine della nostra cultura mediterranea, che nasce dalla fusione fra ellenismo, romanità e mondo giudaico-cristiano.

Personalmente ho ancora vivissimo il ricordo di me bambino che, accompagnato per la prima volta a Roma da mio padre, che negli anni ’60 lavorava nella capitale, sbarravo gli occhi davanti alle meraviglie di via dei Fori Imperiali e davanti al Colosseo. Credo che quel viaggio a Roma con mio padre sia stato l’imprinting per il mio amore per la città eterna, dove poi, non a caso, ho voluto frequentare l’Università, imparando ad amarla ancora di più.

 

 

Busto di Nerone

 

D3. Ritiene meritata la triste fama dell’imperatore Nerone, morto quasi 2000 anni fa (68 d.C.)?

La figura di Nerone è passata alla Storia con un giudizio così negativo, che nel corso della Storia umana forse solo quella di Hitler la supera per crimini contro l’umanità.

A dipingerlo come la Bestia, il 666, l’Anticristo, contribuì certamente sia quanto di lui ci hanno tramandato gli scrittori e la tradizione cristiana, sia gli stessi storici romani, che certamente avevano il loro interesse politico a dipingerlo così.

Nerone fu certamente figlio del suo tempo, in una Roma dove le congiure di Palazzo e le morti sospette di imperatori in carica o aspiranti tali erano consuetudine abituale. Non credo che Nerone sia stato in questo diverso, migliore o peggiore, dagli imperatori che lo hanno preceduto o seguito.

D4. Gli storici Svetonio e Tacito (ma non solo loro) hanno tramandato, di Lucio Domizio Enobarbo, una immagine di tiranno crudele, pazzo e paranoico. Cosa ne pensa?

Come ho detto prima, gli storici romani non potevano essere obiettivi. Per lo più rappresentavano la classe senatoria e Nerone non era gradito al Senato. Il rapporto fra Imperatore, Senato ed Esercito era delicatissimo e Nerone non seppe mai trovare un equilibrio. Si mise contro il Senato per via di alcune riforme che danneggiavano i privilegi dei senatori, si mise contro l’esercito perché non gli interessava l’espansione militare. Lui stava sinceramente dalla parte del popolo. Oggi forse sarebbe definito un “populista” e certamente i poteri forti di allora ne erano infastiditi e vedevano in lui un pericolo. Inoltre va fatta una distinzione fra Tacito e Svetonio. Al primo va certamente attribuito il titolo di storico, sul secondo ho qualche riserva. Se dovessi fare un paragone con l’informazione odierna, Tacito sarebbe un intellettuale con simpatie per l’establishment, mentre Svetonio lo vedrei meglio in un talk show specializzato in gossip.

Poi è chiaro che – e questo è descritto nel libro – Nerone ebbe certamente dei tratti caratteriali patologici e narcisistici, evidenziati e provocati proprio dal suo rapporto con la madre Agrippina che lo volle imperatore a tutti i costi, mortificando le sue ambizioni di artista.

D5. Il grande incendio di Roma del 64 d.C. fu progettato e realizzato da Nerone o molto probabilmente da alcuni esponenti dell’aristocrazia senatoria? (Nell’immaginario collettivo celebre è la fallace immagine di Lucio Domizio Enobarbo che suona la lira dal punto più elevato del Palatino mentre Roma veniva distrutta dal fuoco).

Io credo che l’incendio sia scoppiato per fatalità. Gli incendi a Roma erano assai frequenti e l’ultimo di una certa gravità era scoppiato sotto Claudio, predecessore di Nerone. Quello del 64 d.C. pare sia partito dal Circo Massimo e si sia propagato nella città, costruita di case prevalentemente di legno. Certo dopo la distruzione di tanti quartieri, molti ricchi senatori fecero di tutto per accaparrarsi a buon prezzo i fabbricati distrutti dalle fiamme. Si diede vita, insomma, ad una vera e propria speculazione immobiliare. Molti testimoni dissero che c’erano soggetti che invece di spegnere le fiamme, facevano di tutto per alimentarle e si accusò proprio Nerone di essere il mandante di questi incendiari. Potevano essere invece proprio uomini inviati da eminenti senatori, anche se da parte di alcuni si sostiene anche che ad alimentare le fiamme furono davvero frange di cristiani che videro nell’incendio un segno apocalittico per distruggere la ” nuova Babilonia”.

Nessuno potrà mai sapere che cosa accadde veramente, ma personalmente sono convinto che Nerone fu estraneo all’incendio, anzi si adoperò in tutti i modi per contenerlo, mettere in salvo la popolazione e sfamarla, ospitandola nelle Terme e in altri luoghi pubblici sicuri.

 

 

Nerone e l’incendio di Roma

 

 

D6. Come giudica la politica estera e sociale di Nerone?

Amava l’arte e non le guerre e quindi la sua attività militare fu residuale, cosa che scontentò di molto l’esercito. Anche questo è ben spiegato nel libro. Socialmente, compatibilmente per l’epoca, Nerone fu sensibile ai bisogni della popolazione e non a caso il popolo lo amava davvero.

D7. Quali libri e/o articoli consiglia ai lettori del blog Storie di Storia per studiare a fondo questo personaggio storico?

Nerone. Duemila anni di calunnie di Massimo Fini, edito da Marsilio; Nerone,  di  Margaret George, edito da Longanesi, Nerone di Edward Champlin, edito da Laterza e consiglierei anche il Nerone di Gervaso, edito da Rubbettino.

Ora sono curioso di leggere come ne esce questo controverso imperatore dal lavoro di Alberto Angela che mi ripropongo di leggere a breve.

D8. In questo momento a cosa sta lavorando e quali sono i suoi programmi per il futuro?

Prima di Nerone avevo scritto romanzo sulla umanità di San Pietro: “Quei primi passi sulle acque del lago“, edito nel 2017 da Tabula Fati. Il lago è ovviamente quello di Tiberiade e i primi passi sono sia quelli che Gesù compie nella sua predicazione in Galilea, sia i primi passi del cristianesimo. Il titolo gioca un po’ sull’immagine di Gesù che cammina sulle acque, mentre Simon Pietro vi sprofonda.

Dopo Pietro ho scritto del suo antagonista per eccellenza, cioè Nerone, appunto.

Dopo Nerone ancora una figura venerata per santità. Questa volta una donna. Il libro è finito, ma sto aspettando una decisione da parte dell’editore. In questo caso il romanzo, anche questo di genere storico psicologico, ha poche fonti e lascia molto spazio alla libera inventiva. Questo lavoro mi ha tenuto impegnato durante il primo lockdown e mi piacerebbe vederlo pubblicato al più presto.

Nel frattempo ho iniziato a scrivere un altro romanzo su un personaggio storico marginale, ancora una donna, già presente nel Diario di Nerone.  Un personaggio molto negativo. Quindi due santi e due personaggi considerati negativi. Due uomini e due donne. In una alternanza di bene e male, come fossero, forse, le due facce della stessa medaglia. Perché spesso nella storia esiste un paradossale confluire degli opposti.

Ma la prima cosa, intanto, è promuovere al meglio Il DIARIO DI NERONE.

Grazie per aver contribuito in tal senso.

 

Titolo: Il diario di Nerone

Autore: Pasquale Franco

Editore: Ianieri Edizioni

Pagg. 168

LINK

 

 

 

 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.