La Testa di Tutankhamon bambino

La Testa di Tutankhamon bambino, o Testa di Nefertum, è un reperto archeologico che rappresenta il faraone Tutankhamon nella sua infanzia.

Fu trovato nella tomba del suddetto faraone (KV62) nella Valle dei Re ed è l’unica immagine certa di Tutankhamon da bambino. È attualmente esposta al Museo Egizio del Cairo.

CARATTERISTICHE

L’artista sconosciuto  del Nuovo Regno  che realizzò il  manufatto, volle dare una precisa simbologia alla sua creazione: rappresentando il faraone con le sembianze di Nefertum su un fiore di loto, gli conferiva la capacità di rinascere, dopo la morte, alla vita eterna.

Testa di Tutankhamon che emerge da un fiore di loto

Il dio Nefertum, infatti,  oltre a essere il dio dei profumi (figlio di Ptah e Sekhmet), era il simbolo della nascita e rigenerazione, raffigurato come il fiore di loto emerso dal Caos primordiale. Era anche una particolare rappresentazione di Ra, detto Ra giovane, perché associato al dio del sole nella sua fase nascente.

Ecco che tutti i simboli usati nella creazione del manufatto dedicato a Tutankhamon trovano la loro collocazione: il faraone, da sempre indicato come discendente del dio sole (Figlio di Ra), viene associato a questo specifico dio nascente che sboccia da un fiore di loto, esempio di eterna rinascita dal momento che questo fiore si chiude ogni notte per poi riaprirsi al mattino. La base della scultura è dipinta di blu proprio per rappresentare le acque primordiali dalle quali emerse il sole all’inizio della creazione del mondo.

La testa di Tutankhamon fanciullo è uno straordinario esempio d’arte del periodo della XVIII dinastia che, assieme ad altri reperti rinvenuti nel suo corredo funerario come ad esempio la famosa lampada in alabastro, ricorrono nei miei romanzi della serie dedicata a questo giovane faraone.

Nel romanzo La Città dei Morti, ho voluto dare una genesi e una storia particolari a questo manufatto. Il seguente è un estratto che parla proprio della sua realizzazione.

Mi avvicinai alla cesta dove l’uomo teneva, gettate alla rinfusa, le sue ultime creazioni. La testa lignea di fanciullo spiccò sulle altre e la raccolsi, rigirandola tra le mani. Era ormai terminata, perfettamente definita nei particolari, incluso il fiore di loto dal quale sembrava emergere. La forma del fiore, come la sua simbologia di rinascita, era evidente, ma se avessi dipinto i petali sarebbe sbocciata in tutta la sua bellezza.
Misi il manufatto sul piedistallo di lavoro e preparai i colori e i pennelli. Cominciai con il dare all’incarnato del fanciullo la tinta dell’ocra accesa e rivestii invece con un velo nero il cranio allungato, a simulare una corta capigliatura. Quando le setole di papiro definirono la linea scolpita del taglio degli occhi, valorizzandola, il volto iniziò a risplendere della sua vera bellezza e quando terminai di dipingere le labbra carnose, sembrò che il fanciullo potesse prendere vita e iniziare a parlare.
Avevo appena terminato di dipingere di bianco e azzurro il fiore di loto, che Thutmosis fece ritorno. Non mi ero resa conto quanto nel frattempo il vento avesse aumentato la sua intensità finché non vidi l’uomo far forza sulla porta d’ingresso perché si chiudesse e poi bloccarla con dei paletti.
Mi alzai in piedi.
«Ci sarà una brutta tempesta questa notte» iniziò, voltandosi verso di me e tirandosi indietro i capelli scompigliati e sfuggiti al laccio che li teneva dietro la nuca. «Meglio se…»
S’interruppe non appena si rese conto che mi trovavo nella sua postazione di lavoro. Passò rapidamente lo sguardo da me alla testa sul piedistallo, ai contenitori dei colori sparsi con i pennelli sul tavolo, tornando infine a me.
«Oggi non ho cucinato» annunciai, sperando di non dover assistere ad un’altra scenata come quella di qualche giorno prima.
Thutmosis non disse nulla, avvicinandosi a passi lenti e non staccando gli occhi dalla testa di fanciullo, stringendo spasmodicamente la borsa con la cena. Mi spostai per fargli posto, in modo che potesse ammirare il volto di fronte.
«Ho cercato di esaltare le forme che tu avevi inciso. Spero che…»
«È bellissima, davvero. Grazie Nimaat» mi interruppe Thutmosis, la voce carica di emozione, sorprendendomi anche questa volta.
Fece il gesto di raccoglierla tra le mani ma lo fermai poggiandogli una delle mie sul polso. «Fermo lì: ho appena terminato e i colori non sono ancora completamente asciutti.»
«Hai ragione» sorrise. «Che stupido.»
Si sedette sullo sgabello in modo da portare il suo volto davanti a quello della statua, poi congiunse le mani davanti alla bocca.
«È proprio così che lo immaginavo» sussurrò, la voce rotta.
«Come? Chi immaginavi?» chiesi, non capendo.

 

Tomba di Tutankhamon nella Valle dei Re

 

CONTROVERSA SCOPERTA

Un’altra vicenda interessante legata a questo manufatto è la modalità della sua controversa scoperta.

Tutti gli oggetti portati fuori dalla KV62 vennero prima accuratamente catalogati dall’archeologo Howard Carter e fotografati da Harry Burton, ma di questa particolare struttura non ne risulta traccia in alcun registro né foto.  Venne ritrovata due anni dopo nella tomba KV4 (Ramses XI), che Carter usava come magazzino,  nascosta in una cassetta di bottiglie di vino.

 

Una delle famose foto di Harry Burton dell’interno della tomba di Tutankhamon

 

Dal momento che il reperto non risultava dalla prima stagione di scavo e Carter affermò di aver trovato la testa tra il materiale di riporto con il quale era stato chiuso il corridoio di accesso alla tomba di Tutankhamon, fioccarono polemiche che accusavano l’archeologo di aver tentato di nascondere l’esistenza dell’oggetto per tenerlo per sé.

La storia non poteva non stuzzicare la mia fantasia e la Testa di Tutankhamon torna ad essere oggetto protagonista anche nel romanzo La tomba del canarino, che racconta proprio la scoperta del sepolcro del celebre faraone ad opera di Howard Carter.

Nel seguente estratto, un particolare della vicenda di questo famoso reperto.

«Pranzate sempre alla scrivania dello studio con Moet & Chandon Mr. Carter, oppure questa è un’occasione speciale?»

«Mi è stato donato da lord Carnarvon» rispose il mudir senza lasciare la mano di Evelyn. «Avremmo dovuto berlo assieme in occasione dell’apertura del sarcofago. Era mia intenzione rendere omaggio e un ultimo saluto all’uomo che ha reso possibile questa incredibile scoperta.»

Le labbra di Amal al-Qadir si piegarono in un sorriso di condiscendenza, ma i suoi occhi rimasero gelidi e indagatori, saettando per la stanza finché si posarono sulla cassetta di legno che portava dipinto il nome dello champagne.

Il nodo che avevo in gola mi si strinse e anche Carter si alzò in piedi nel vedere l’uomo avvicinarsi al contenitore.

«Davvero interessante» esclamò dopo avervi gettato un’occhiata all’interno.

Il peggiore dei miei presentimenti trovò conferma quando l’ispettore infilò la mano nella cassetta ed estrasse la statuetta egizia.

«A quanto pare le voci in merito ai traffici della famiglia Carnarvon non sono poi così infondate,» proseguì l’ispettore gongolando, «e la signorina qui presente ha la sua parte in tutto questo, anche se oggi forse ha voluto riportare indietro qualcosa, sentendosi troppo osservata.»

«Howard…» mormorò Evelyn lanciandogli un’occhiata disperata.

«Lasciate fuori lady Herbert da tutto questo» ribatté Carter muovendo passi decisi nella direzione dell’ispettore. «Ho portato io qui quel reperto per dedicarmi meglio al suo restauro. Non c’è nulla di illecito in quel che vedete.»

«Mi state forse dicendo che ritenete Mr. Lucas non all’altezza del suo lavoro di chimico?»

«No, certo che no» rispose il mudir, muovendo lo sguardo a disagio. Trovare una scusa credibile in quei pochi istanti non doveva essere affatto semplice ma, da archeologo esperto, Carter sapeva il fatto suo e probabilmente contava sul fatto che l’ispettore di polizia, per contro, non potesse vantare una grande esperienza.

«Come potete vedere anche voi,» riprese quindi con rinnovata sicurezza, «si tratta di un oggetto in legno. Potete notare come presenti una fessurazione a sfregiare un lato del volto, piuttosto invasiva. La differenza di umidità e temperatura tra le stanze del sepolcro quando era sigillato e l’ambiente esterno stanno causando l’essicazione e la contrazione delle fibre del legno, aumentando la profondità del danno. Semplicemente è stato deciso che per non aggravare la situazione era meglio custodire momentaneamente la testa in un luogo a condizioni più stabili, nonché più fresco di quanto lo possa essere il laboratorio allestito nella tomba di Seti. Ultimato il restauro, il reperto tornerà a assieme agli altri.»

Al-Qadir studiò lo squarcio che deturpava il pregevole manufatto. La fessurazione attraversava il volto del faraone bambino partendo dal mento per tagliare la guancia e arrivare fin oltre il sopracciglio.

«Immagino, dunque, che questo oggetto e le procedure alla quali sta venendo sottoposto siano regolarmente registrate» commentò, freddo, senza staccare gli occhi dalla statuetta.

Carter esitò. Avevo l’impressione che tutti nella stanza fossero consapevoli della verità, ma che ciascuno non potesse sottrarsi dal recitare la propria parte nella farsa.

«Naturalmente» mentì l’archeologo.

 

Il romanzo di Tutankhamon è la storia del faraone bambino in quattro avvincenti episodi.

 

 

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