Dendera: importante città dell’antico Egitto

Dendera, in egizio antico Ta-netheret ossia il centro abitato della dea, è un centro urbano del Paese delle Due Terre, situato sulla sponda occidentale del Nilo pressappoco 4 km a settentrione di Qena e a 615 km dal Cairo, famoso per un edificio, del periodo greco-romano, destinato al culto religioso della dea Hathor.

 

Rappresentazione della dea Hathor

 

VICENDE

Questa località egizia di epoca remota, denominata  wnt[1] t3 nrt[2], è stata sede degli organismi legislativi e amministrativi centrali del VI distretto[3] dell’Alto Egitto[4]. Dendera divenne un noto centro del culto di Hathor, dea successivamente accomunata alla greca Afrodite nel corso dell’età ellenistica. Durante la dominazione romana è stata una città di grande importanza dapprima della provincia d’Egitto e dopo della provincia Tebaide in seguito alla riforma di Diocleziano (Salona, 22 dicembre 244[5] d.C. – Spalato, 313[6] d.C.). Con il diffondersi del Cristianesimo le informazioni sul centro abitato divengono così limitate che, successivamente ai nomi dei due episcopi Pachymius e Serapion, non esistono più documenti che ne parlino.

 

Dendera Tempio di Hathor

 

 

IL COMPLESSO DELLE COSTRUZIONI CONSACRATE AL CULTO DI DIVINITÁ PAGANE

Il complesso degli edifici destinati al culto religioso degli dei pagani, di cui uno consacrato ad Hathor[7] (sono fra quelli, nel Paese delle Due Terre, che si trovano in un buono stato di conservazione), si sviluppa su un’area più o meno di 40.000 metri quadrati ed è racchiuso completamente da una struttura laterizia verticale.

 

Dendera

 

Le costruzioni, che si possono vedere nel tempo presente, sono di epoca tolemaica (323 a.C. – 30 a.C.) con successive migliorie e ampliamenti eseguiti nel corso dell’occupazione romana [imperatore Tiberio (Roma, 16 novembre 42 a.C. – Miseno, 16 marzo 37 d.C.)], tuttavia sono state scoperte anche le fondamenta di fabbricati risalenti ad un periodo più lontano [governo di Cheope[8][9][10][11] (… – 2566 a.C.)].

 

Altra rappresentazione della dea Hathor in forma di giovenca

 

Splendido risulta uno zodiaco, attualmente custodito a Parigi, proveniente dallo spazio fra la cella e il colonnato della facciata dell’edificio destinato al culto religioso di Hathor. Entro le mura templari si trovano anche due mammisi (luoghi del rinascere), un lago consacrato ed un pozzo vetusto, una costruzione destinata al culto di Iside[12], tutti edificati fra l’età tolemaica e quella romana, la residenza del governatore ed infine un edificio[13] dedicato al faraone Nectanebo I[14][15] (… – 362 a.C.).

 

Zodiaco di Dendera custodito al Louvre

BIBLIOGRAFIA

AA.VV., La Grande Storia, RBA ITALIA, Milano 2015;

AA.VV., Le grandi civiltà: Egitto, GEDI Gruppo Editoriale, Roma 2019;

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CIMMINO, Dizionario delle dinastie faraoniche, Bompiani, Milano 2003;

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LOVELLI, (22 Marzo 2018). Nectanebo I: il faraone usurpatore. Recuperato il 30 Maggio 2020, da Storie di Storia: https://storiedistoria.com/2018/03/nectanebo-i-il-faraone-usurpatore/;

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SECCO, Dizionario Egizio-Italiano Italiano-Egizio, Kemet, Torino 2015.

SHAW, The Oxford History of Ancient Egypt, Oxford University Press, Oxford 2000.

1] Secco, L. Dizionario Egizio-Italiano Italiano-Egizio. Torino: Kemet, 2015, p. 34.

[2] In geroglifico

[3] Bresciani, E. L’Antico Egitto. Novara: De Agostini, 2000, p. 116.

[4] Corrisponde alla parte meridionale del Paese delle Due Terre, iniziando dalla prima cataratta del Nilo.

[5] Barnes, T. D. The New Empire of Diocletian and Constantine. Cambridge: Harvard University Press, 1982, pp. 30-46.

[6] Roberto, U. Diocleziano. Roma: Salerno Editrice, 2014, pp. 252-255.

[7] Aa.Vv. La Grande Storia. vol. III. Milano: RBA ITALIA, 2015, p. 140.

[8] Monarca egizio della IV dinastia.

[9] Shaw, I. The Oxford History of Ancient Egypt. Oxford: Oxford University Press, 2000, p. 88.

[10] Clayton, P. Chronicle of the Pharaohs. London: Thames and Hudson, 2006, p. 42.

[11] Cimmino, F. Dizionario delle dinastie faraoniche. Milano: Bompiani, 2003, p. 76.

[12] Divinità della fecondità e degli incantesimi.

[13] Aa.Vv. Le grandi civiltà: Egitto. vol. I. Roma: GEDI Gruppo Editoriale, 2019, p. 189.

[14] Sovrano egizio della XXX dinastia.

[15] Si rammenta l’articolo pubblicato sul blog Storie di Storia: LOVELLI, G. Nectanebo I: il faraone usurpatore; https://storiedistoria.com/2018/03/nectanebo-i-il-faraone-usurpatore/ [22 marzo 2018].

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