San Ciro: da Alessandria d’Egitto a Marineo – Nuccio Benanti e Ciro Spataro

Nuccio Benanti[1], antropologo e giornalista pubblicista, è docente di lettere negli istituti di istruzione secondaria di II grado. Si interessa di tradizioni, storia locale ed emigrazione, collaborando a enti ed associazioni culturali. Sul santo protettore di Marineo, insieme ad altri autori, ha dato alle stampe diversi testi: La Dimostranza di San Ciro a Marineo (1997), Preghiamo con San Ciro (1999), La Dimostranza del 2000 (2000), Il cammino di San Ciro. Dalle piramidi dell’Egitto ai grattacieli degli Stati Uniti (2009).

 

Marineo. Chiesa madre.

 

Ciro Spataro, venuto al mondo nel 1950 a Marineo (PA) dove ancor oggi risiede, è stato insegnante di lettere. Ha dato alle stampe Garibaldi a Marineo con il diario di Antonino Salerno, Il caso Carmelo Clemente ed insieme ad Antonino Di Sclafani I moti dei fasci dei lavoratori ed il massacro di Marineo. È stato più volte Sindaco di Marineo, promuovendo nel 1984 il gemellaggio con la città francese di Sainte Sigolene. Con i giovani del Circolo Culturale Cattolico di Marineo, negli anni ’70, ha istituito il Premio di Poesia Città di Marineo, del quale ancor oggi è un membro della Giuria. Nel 1974 è stato fra i vincitori del Premio di Poesia Città di Sciacca, per la sezione in dialetto, con il componimento poetico Passamu la vita.

 

Santi Ciro e Giovanni

 

Di particolare importanza per una piena comprensione del volume San Ciro: da Alessandria d’Egitto a Marineo (pubblicato nel 1995) risulta la premessa degli autori. Nella stessa Nuccio Benanti e Ciro Spataro affermano che: «Tutte le notizie sulla vita di San Ciro, medico, eremita e martire, vissuto ad Alessandria d’Egitto ed associato ad un suo discepolo, San Giovanni di Edessa, ci sono pervenute attraverso la tradizione orale. Infatti, il primo a scrivere qualcosa sui due santi, un secolo dopo la sua morte, fu San Cirillo vescovo (376-444), patriarca di Alessandria. Lo fece in occasione della prima traslazione delle reliquie dal tempio di San Marco il 28 giugno del 414. Allora il patriarca tenne tre brevi omelie, che vennero successivamente raccolte da San Sofronio (550-643) ed inserite, assieme a tante altre testimonianze orali, negli Atti dei santi martiri alessandrini Ciro e Giovanni. Del santo sofista sono anche Le lodi ed i Miracoli di Ciro e Giovanni.

 

Teschio di San Ciro

 

Nei suoi scritti San Sofronio dichiara di avere ottenuto una guarigione agli occhi, e narra di altri settanta miracoli avvenuti nel monastero di Menouthis proprio per intercessione dei due santi. A tal proposito, occorre precisare che questi scritti, e così pure tante altre narrazioni sulla vita dei martiri, non possono essere classificati come fonte storica certa: è noto che l’intento dei primi cristiani era quello di glorificare le gesta dei loro martiri ed esaltarne le virtù. Quindi accadeva spesso che le storie vere e quelle leggendarie si sovrapponessero in maniera tale da rendere difficoltosa, se non addirittura impossibile, la distinzione. Comunque, sbaglieremmo ugualmente se ci limitassimo a considerare pura fantasia l’intera produzione letteraria dei primi secoli d.C. Non bisogna infatti dimenticare che tale produzione, definita dagli storici agiografica, cioè arricchita con notizie leggendarie e celebrative, è stata utile a farci comprendere il contesto storico nel quale sono realmente accaduti molti avvenimenti e i risvolti culturali di tali accadimenti; è servita a fornirci molte notizie utili sulle date dei martirii, sulle localizzazioni delle sepolture e sulla diffusione del culto negli anni immediatamente successivi alle esecuzioni sommarie operate dai romani. Partendo quindi da quelle tre brevi, ma preziose, omelie di San Cirillo vescovo, cronista dei fatti, leggendo gli scritti sofroniani e confrontando fra di loro i diversi studi che storici di ogni epoca hanno dedicato ai due santi e ai luoghi che ne conservano gelosamente parti delle reliquie, abbiamo provato a seguire le orme di San Ciro e, partendo da Alessandria d’Egitto, ci siamo ritrovati a Marineo. Nella parte documentaria abbiamo voluto inserire una testimonianza di alto livello scientifico in materia di tradizioni popolari, come la festa di San Ciro a Marineo, raccontata da Giuseppe Pitré (1895); o come la succosa dettagliata cronaca pubblicata dal quotidiano palermitano Corriere dell’Isola del 21/25 settembre 1894, in cui un certo Francesco Sanfilippo, maestro elementare e appassionato cultore di folklore e storia locale, si sbizzarrisce a descrivere la Dimostranza di San Ciro con pennellate colorite e talvolta sanguigne sulle maschere popolari che impersonano la sacra rappresentazione. A noi premeva mettere in risalto, oltre i valori storico-agiografici della vita del Santo patrono di Marineo, quelli culturali della tradizione, il cui recupero memoriale consideriamo essenziale per una conoscenza sempre più approfondita delle nostre radici».

 

Annuale festa di San Ciro a Marineo

 

Si ritiene che quanto detto nella premessa dagli autori abbia spiegato a sufficienza scopi e finalità del libro preso in esame. Di grande utilità risultano le tre cartine, le fotografie, la bibliografia e l’indice fotografico. Un’opera meritevole di notevole attenzione che si consiglia di leggere e/o regalare a coloro che sono interessati all’agiografia.

 [1] Si ringrazia il prof. Ciro Spataro per avermi fornito cortesemente la nota biografica dell’antropologo Nuccio Benanti.  

 

Titolo: San Ciro: da Alessandria d’Egitto a Marineo

Autori: Nuccio Benanti e Ciro Spataro

Editore: Ila Palma

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