Antologia della letteratura egizia del Medio Regno vol. II – Marco E. Chioffi e Giuliana Rigamonti

Marco E. Chioffi è venuto alla luce a Milano nel 1942. Ha conseguito la laurea in Lettere classiche ed ha acquisito una preparazione specifica in archeologia sottomarina. È socio dell’European Association of Archaeologists, dell’American Research Center in Egypt, dell’Association Angevine et Nantaise d’Égyptologie ISIS, dell’International Association of Egyptologists e dell’Istituto Italiano Civiltà Egizia. È stato docente di geroglifico a Milano presso la Fondazione Bernardelli, il Circolo Filologico Milanese e all’Università di Bologna. Ha dato alle stampe: Archeologia sottomarina, fonte di conoscenza del commercio marittimo antico; Anfore a Pantelleria e, insieme a Giuliana Rigamonti, La stele di Gebel Barkal; La stele di Jwnw; La stele di Nefer; La stele di Nefertjabet; La stele di Wpemneferet; Un dispaccio da Mirgissa; Antologia della letteratura egizia del Medio Regno – vol. I. Giuliana Rigamonti ha conseguito il diploma all’Università Cattolica di Milano e presso l’Association Angevine et Nantaise d’Égyptologie. È socia dell’International Association of Egyptologists, dell’Istituto Italiano Civiltà Egizia e dell’Egypt Exploration Society.

 

Marco E. Cioffi

Di particolare importanza, per una piena comprensione del volume Antologia della letteratura egizia del Medio Regno vol. II (pubblicato nel mese di maggio del 2008), è l’introduzione degli autori. In questa gli stessi affermano che: «Come tutte le culture umane, anche quella Egizia ha proposto racconti sia a scopo d’intrattenimento sia per trasmettere un messaggio morale. La narrazione, in Egitto, è indubbiamente antica quanto la sua stessa civiltà, tuttavia i suoi primi racconti scritti, a noi pervenuti, risalgono al Medio Regno. Composti nella lingua classica definita Medio Egizio, parecchi racconti sono giunti a noi solo in frammenti mentre Il racconto del Naufrago – non pubblicato in questo volume – Le avventure di Sinuhe ed I racconti di re Kheope si sono conservate praticamente complete. Le avventure di Sinuhe sono la più nota storia egizia antica, composta all’inizio del Medio Regno e redatta in molte copie, tra la XII Dinastia (1994-1781 a.C. ca.) e il periodo ramesside (XIX – XX Dinastia, 1291 – 1185 a.C. ca.).

 

Giuliana Rigamonti

Le avventure di Sinuhe (s3 nh.t, il figlio del sicomoro), narrazione di vicende accadute sia in Egitto sia in terra straniera, invitano a riflettere sul sistema di vita egizio dell’epoca, con particolare riferimento alla relazione fra il singolo individuo ed il re. Questi era considerato una emanazione divina ed essendo, inoltre, il fondamento politico ed ideologico della cultura egizia ne rappresentava tutti i valori. Il racconto, per la varietà delle tecniche letterarie, raggiunge un alto livello artistico in cui compaiono nuove e ricercate espressioni, tanto da essere collocato fra i testi più studiati e conosciuti dell’epoca. La storia narrata è complessa e si articola fra le vicende di successione al trono d’Egitto e le peregrinazioni del protagonista, che ha vissuto la maggior parte della sua vita da esule, fra popolazioni straniere. I racconti di re Kheope, altro importante componimento letterario in Medio Egizio, esistente in un solo esemplare, è redatto su un papiro databile al periodo degli Hyksos (II Periodo Intermedio, nella XVI-XVII dinastia, 1650-1540 a.C. ca.). Conservato col n. 3033 al Museo di Berlino, è conosciuto come Papiro Westcar[1], dal nome dell’inglese Miss Westcar che lo portò dall’Egitto.

 

Le avventure di Sinuhe

 

I piacevoli episodi che presenta, del genere magico-leggendario, narrano le meraviglie di un passato favoloso, risalente a circa dieci secoli prima della loro stesura, nell’Antico Regno. Questi racconti, componenti un ciclo di cinque storie all’interno di un’unica struttura compositiva, riguardano re Kheope (IV Dinastia, 2652-2510 a.C. ca.), il costruttore della grande Piramide a Giza, e la nascita dei re che gli sono succeduti. Del primo racconto ci è pervenuta solo la parte terminale, costituita peraltro da pochissime parole, il secondo è lacunoso, il terzo ed il quarto sono invece completi. L’ultimo, però, pur presentandosi ampio e ricco per le vicende descritte, termina d’improvviso, venendo meno allo schema narrativo dell’epoca e soprattutto all’impostazione dei racconti precedenti. L’origine della V Dinastia (2510-2460 a.C. ca.) è ricostruita in modo difforme rispetto alla realtà storica sebbene l’importanza del culto solare, accresciuta e diffusasi proprio in quel periodo, sia un buon supporto per il ruolo di Ra nel quinto racconto. Infatti, il ritratto di Kheope riflette il modo di pensare del Medio Regno piuttosto che quello del periodo in cui il re è vissuto. Lo stile semplice, lineare ed uniforme, è intervallato da rapidi dialoghi. È lo stile delle leggende popolari (ad esempio L’Oasita eloquente, cfr. Chioffi – Rigamonti, in Antologia della letteratura egizia del Medio Regno, vol. I, Torino, 2007) in cui la chiarezza del linguaggio rispecchia la spontaneità verbale del tempo ed ha, inoltre, il pregio di creare un’aspettativa per gli eventi successivi. I racconti sono senza dubbio più stuzzicanti ed avvincenti se paragonati a quelli a sfondo morale di cui la Letteratura egizia è ricca. Infatti, i temi sono schegge di vita quotidiana come l’adulterio, gli stravaganti trucchi dei giochi di prestigio dei sacerdoti-maghi, i capricci di una giovane rematrice o l’intervento di alcune dee che si manifestano sotto false spoglie.

 

Papiro Westcar

 

Significative sono le analogie e le differenze tra queste due grandi opere poiché nessuna fu scritta al solo scopo di intrattenimento, bensì con la finalità di trasmettere al lettore/ascoltatore un messaggio morale, tanto è vero che Le avventure di Sinuhe esaltano la virtù della lealtà verso il sovrano mentre I racconti di re Kheope mostrano il contrasto fra il potere del re e quello che un semplice borghese può acquisire attraverso il sapere, la magia o l’intervento divino. Le opere, abbracciando l’intero arco del Medio Egizio classico, delineano l’evoluzione dell’espressione letteraria scritta poiché Le avventure di Sinuhe riflettono la lingua al suo vertice letterario e le storie del Papiro Westcar aprono uno squarcio nel linguaggio del Medio Egizio, già in cammino verso il Tardo Egizio».

 

Si ritiene che quanto detto nella introduzione dagli autori abbia spiegato a sufficienza scopi e finalità dell’opera presa in esame. Di grande utilità sono le note filologiche, il testo geroglifico, la traduzione italiana (versione letteraria e versione critica con note a piè di pagina). Un libro meritevole di notevole attenzione che si consiglia di leggere e/o regalare a coloro che sono interessati a conoscere e studiare la scrittura geroglifica e la letteratura dell’antico Egitto.

 [1] Si rammenta l’articolo pubblicato sul blog Storie di Storia: LOVELLI, G. Il Papiro Westcar; https://storiedistoria.com/2021/10/il-papiro-westcar/ [31 ottobre 2021].

 

Titolo: Antologia della letteratura egizia del Medio Regno (Vol. 2)

Autori: Marco E. Chioffi e Giuliana Rigamonti

Editore: Ananke

Pagg. 392

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